Incontri e riunioni in casa dei fratelli Moccia dopo le scarcerazioni: i motivi delle nuove misure cautelari

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A cura di Nico Falco
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La Guardia di Finanza ha documentato che, dopo le scarcerazioni, diversi imputati al processo al clan Moccia avevano continuato a frequentarsi tra loro e con pregiudicati.

Nonostante le restrizioni imposte dopo le scarcerazioni avvenute per decorrenza dei termini, alcuni esponenti del clan Moccia si erano incontrati tra loro, intrattenevano contatti con pregiudicati e avevano mantenuto quei rapporti anche dopo essere tornati in libertà: le circostanze sono emerse dalle indagini del Gico della Guardia di Finanza di Napoli e sono contenute nell'ordinanza con la quale sono state disposte nuove misure cautelari nei confronti dei 14 imputati al processo al clan Moccia che si è concluso nei giorni scorsi; i provvedimenti sono stati notificati dai carabinieri in diverse località d'Italia.

Gli imputati avevano lasciato il carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare nel luglio 2025: dopo tre anni di processo non si era arrivati ad una sentenza. Successivamente il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria ha monitorato i loro comportamenti, documentando e ricostruendo, anche grazie alla videosorveglianza installata nei pressi di alcune abitazioni, una serie di incontri e contatti ritenuti significativi ai fini delle valutazioni delle esigenze cautelari.

Tra gli episodi ci sono gli incontri avvenuti tra la fine del 2025 e il 2026 anche nei pressi delle abitazioni dei fratelli Moccia. E ci sono, poi, le visite e le riunioni con persone coinvolte in altre vicende giudiziarie relative al gruppo di Afragola e con persone già condannate per associazione mafiosa o altri reati. Tra le circostanze documentate dalle Fiamme Gialle anche i contatti tra i fratelli Antonio e Luigi Moccia, e il nipote Gennaro Moccia, e altre persone indicate nell'ordinanza, situazione che secondo i giudici è rilevante per la valutazione del rischio di reiterazione delle condotte criminose e della capacità di mantenere il collegamento sul territorio nonostante le restrizioni che erano state imposte al momento della scarcerazione.

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