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Epatite A a Napoli

Epatite A a Napoli, raccolta cozze vietata solo a Nisida, riapre Bacoli: ecco il nuovo piano di gestione del rischio

La Regione Campania ha sbloccato la raccolta di mitili, come le cozze, in tutta la fascia costiera di Napoli. La raccolta resta vietata solo a Nisida, che resta classificata come Fase 1, più grave, per Epatite A.
A cura di Pierluigi Frattasi
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I filari di cozze nel mare di Nisida
I filari di cozze nel mare di Nisida
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La Regione Campania sblocca la raccolta di mitili, come le cozze, in tutta la fascia costiera di Napoli. Il divieto era entrato in vigore per alcune aree, come Bacoli e Varcaturo, risultate positive all'Epatite A. Queste ultime da oggi, 19 maggio, passano dalla Fase 1, più grave, alla Fase 2, con possibilità di raccolta. Quest'ultima resta bloccata solo a Nisida, che rimane in Fase 1, dove continueranno i monitoraggi per il virus Hav.

Lo ha comunicato la Direzione Generale per la Tutela della Salute ed il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale UOS Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria della Regione Campania a tutte le Asl e all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, a quanto apprende Fanpage.it, alla luce degli esiti favorevoli dei controlli avvenuti negli scorsi giorni.

Il provvedimento è arrivato, oggi, 19 maggio, ed ha sancito il passaggio di tutte le aree costiere di Napoli dove si era riscontrata positività al virus che si trovavano in fase 1, più grave, cioè con il blocco della raccolta di mitili, alla nuova fase 2, dove la raccolta è invece consentita. Queste aree restano comunque sotto monitoraggio, che però avverrà ogni 30 giorni, anziché ogni 15 giorni. Resta in fase 1 solo lo specchio d'acqua di Nisida, come detto, dove la raccolta resta bloccata. Contemporaneamente, viene sospeso il campionamento nelle zone di produzione mai risultate contaminate, classificate in Fase 3. Resta chiuso all'allevamento delle cozze, infine, il Lago Fusaro di Bacoli, dove i filari sono stati trasferiti a Nisida.

Il nuovo piano di rischio per l'Epatite A per la raccolta delle cozze

Le tre fasi di rischio per l'Epatite A, dalla 1 alla 3, a seconda della gravità crescente, sono previste dalla nuova procedura di gestione del rischio epatite A nella produzione primaria dei molluschi bivalvi, come le cozze, approvata in Campania la settimana scorsa dal Nucleo di Coordinamento del Centro di Riferimento Regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato (Crissap). Il documento va ad aggiornare il precedente in vigore dal 2016, anche quello basato su tre fasi. La nuova procedura è stata redatta "tenendo conto degli eventi che hanno caratterizzato l’evento epidemico di quest’anno" e "sarà condivisa con l’Istituto Superiore di Sanità che sta supportando la Regione".

Il nuovo piano stabilisce che la Fase 1 scatta nel caso emerga un caso di positività durante un campionamento di acqua di mare e di cozze e prevede il blocco della raccolta dei mitili. Questa fase si conclude con il passaggio in fase 2, meno grave, dopo 5 campioni di molluschi prelevati a distanza di almeno 15 giorni con esito favorevole (cioè negativi al virus). In fase 2 non viene imposto il divieto di raccolta. Sono in fase 3 le aree degli allevamenti di molluschi dove non si sono mai registrati casi positivi al virus.

Cosa succede per le acque liberate a Napoli

Per tutta la fascia costiera precedentemente interdetta che passa dalla Fase 1 alla Fase 2, da oggi scatteranno le seguenti azioni:

  • a) consentita la raccolta dei molluschi;
  • b) prosecuzione del campionamento, con frequenza quindicinale;
  • c) passaggio alla Fase 3 dopo aver acquisito l’esito favorevole delle analisi di 2 campionamenti.

La nuova procedura stabilisce, inoltre, che le zone di produzione non risultate mai contaminate, a titolo precauzionale, siano sottoposte al monitoraggio con frequenza quindicinale, senza blocco della raccolta e che, trascorsi 2 campionamenti con esito favorevole, il monitoraggio prosegua con altri 2 campionamenti intervallati da almeno 30 giorni e, in caso di ulteriore esito favorevole delle analisi, al normale monitoraggio microbiologico, senza la ricerca di HAV.

Pertanto, le zone di produzione mai risultate contaminate che sono state sottoposte ad almeno 2 campionamenti quindicinali con esito favorevole, seguiti da almeno 2 campionamenti favorevoli nell’arco di almeno 60 giorni, con decorrenza immediata sono sottoposte al normale monitoraggio microbiologico, senza la ricerca di HAV.

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