Cozza Campana IGP, presentata la domanda per l’Indicazione geografica protetta

L'ultima buriana sulla mitilicoltura campana, quella relativa ai casi di epatite A dovuti alle cozze, ha scosso l'intero comparto, ma è fortunatamente una vicenda che sta andando per direttissima nel cassetto dei brutti ricordi. Ma da quella esperienza è forse nato l'impulso per una iniziativa di tutela: un marchio europeo per la cozza campana. Il primo passo formale è stato compiuto il 4 giugno 2026: l'Associazione per la Valorizzazione della Cozza del Mar Tirreno Campania ha depositato l'istanza di registrazione della Cozza Campana IGP (Indicazione Geografica Protetta), avviando ufficialmente l'iter che, se andrà a buon fine, porterà al riconoscimento comunitario del prodotto.
Cosa prevede il disciplinare per la Cozza Campana IGP
Il documento tecnico allegato all'istanza definisce nel dettaglio caratteristiche biologiche, area di produzione e metodi di allevamento. La denominazione è riservata al Mytilus galloprovincialis allevato in 6 sottozone lungo i 512 km di costa campana: Golfo di Napoli, Golfo di Pozzuoli, Litorale Vesuviano-Sorrentino, Litorale Domizio, Golfo di Salerno, Costiera Cilentana e Golfo di Policastro. Gli impianti si estendono fino a 6 miglia dalla costa, a profondità comprese tra 0 e 100 metri.
Per ottenere il marchio, la cozza deve raggiungere una lunghezza minima di 5 cm e un indice di condizione, rapporto tra parte edibile e peso totale, pari o superiore al 18%. La fase di accrescimento in acqua dura almeno 30 giorni. Il metodo è il long-line: filari fino a 800 metri ancorati sul fondale, tenuti a galla da boe, con le reste, le reti tubolari in cui i mitili crescono, distanziate di almeno 40 centimetri l'una dall'altra.
Sapore di mare vulcanico
Il disciplinare lega le qualità organolettiche del prodotto alla specificità ambientale del litorale campano: salinità delle acque, correnti termali di origine vulcanica e stabilità idrochimica dei bacini. Ne risulta, secondo il testo, «una sapidità marcata ma equilibrata, con note iodate persistenti e un retrogusto leggermente amaro, senza sentori metallici».
Un profilo che affonda le radici in duemila anni di storia: già Lucullo faceva trasportare mitili da Brindisi fino al lago Lucrino, a Pozzuoli. Dopo il blocco provocato dall'epidemia di colera del 1973, che scatenò una campagna stampa violenta contro le cozze napoletane, il settore è ripartito dalla seconda metà degli anni Novanta, allargandosi progressivamente dal Golfo di Napoli all'intera costa regionale.
L'iter prevede ora una fase di esame pubblico: eventuali osservazioni o opposizioni possono essere presentate nei termini stabiliti dalla legge. Solo dopo questa fase, e l'eventuale approvazione ministeriale, la pratica potrà essere trasmessa alla Commissione europea per la registrazione definitiva del marchio IGP.