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Succede solo a Napoli

Che cos’è l’usanza del caffè sospeso a Napoli

Cos’è la tradizione del caffè sospeso? Come nasce questa usanza tutta napoletana di lasciare una tazzina già pagata al bar per chi non può permetterselo? La storia di questa tradizione resa popolare da Luciano De Crescenzo qualche anno fa finì perfino in un articolo del New York Times. Il principale quotidiano americano encomiò la solidarietà napoletana di quel “semplice, anonimo, gesto di generosità”.
A cura di Angela Marino
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Succede solo a Napoli

«Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo». Una filosofia di vita e un'abitudine tutta partenopea quella definita dalle parole dello scrittore e regista Luciano De Crescenzo che fa notizia.

Il costume del "caffè sospeso", ovvero la tazzina di espresso lasciata in regalo al cliente successivo in numerosi storici bar di Napoli così apprezzata da finire perfino in un articolo del “New York Times”, pubblicato nel Natale 2014. Il «semplice, anonimo gesto di generosità» diffuso – come ricorda la giornalista del quotidiano statunitense – durante la seconda Guerra Mondiale conosce oggi un periodo di nuova popolarità e si estende non soltanto al caffè, ma anche alla pizza e ai libri. Dallo storico salotto del Caffè Gambrinus di piazza Plebiscito, alla pizzeria "Concettina ai tre Santi" al rione Sanità la città rivive la tradizione che l'ha resa celebre per lo spirito di condivisione che contraddistingue il suo popolo.

L'articolo del New York Times sul caffè sospeso a Napoli

«Napoli è nota in tutto il mondo per la sua bellezza, la grinta, il caos e la criminalità»  – si legge nell'articolo –  nonostante queste caratteristiche o forse proprio in virtù di questa commistione di disordine e bellezza, nota l'autrice, i Napoletani sono «famosi per la loro solidarietà di fronte alle avversità». Ed è infatti proprio nei vicoli del centro storico, menzionati spesso in cronaca per gli episodi di violenza e di criminalità, che la tradizione rivive. «In uno storico quartiere di Napoli, un'area frequentata dai turisti – scrive la giornalista – il "Caffè Sette Bello" serve circa mille tazze di caffè all'anno, la maggior parte a persone anziane, migranti e rom".

A raccontarlo all'inviata è lo stesso proprietario del bar, il consigliere municipale Pino De Stasio. Da via Benedetto Croce a piazza Trieste e Trento, senza casa e clochard trovano accoglienza e calore nel semplice gesto di disinteressata gentilezza di un'estraneo. Proprio il 25 dicembre, il giorno di Natale, l'antico e celebre salotto napoletano del Gran Caffé Gambrinus rinnova l'iniziativa del "sospeso" offrendo una tazza dell'inconfondibile espresso napoletano a senzatetto e bisognosi. Orgoglioso del primato napoletano che ha portato sulla prima pagina del prestigioso quotidiano americano la città partenopea non per gli scandali o per il crimine, ma per un aspetto encomiabile della sua cultura e del senso di solidarietà dei suoi abitanti anche il primo cittadino della città.

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