Cavallo di ritorno per l’auto rubata a Pozzuoli, ma è dei Panzarottari di Afragola: “Siamo guappi pure noi”

Un'auto rubata davanti ad un locale notturno a Pozzuoli, un parcheggiatore abusivo che si propone di fare da tramite per il "cavallo di ritorno", i "Panzaruttari" di Afragola che lo picchiano e parlano col padre: "Compariello, anche noi siamo guappi". Sono gli elementi di un "incidente diplomatico" sfiorato, quello che emerge dall'ordinanza da 26 arresti eseguita dai carabinieri contro l'articolazione del clan Moccia che farebbe capo a Raffaele Nobile.
La vicenda viene ricostruita grazie alle intercettazioni ma non ci sarà riscontro per quel furto d'auto: non è stato mai denunciato. Il furto risale al primo novembre 2023, quando la cognata di Antonio Nobile "Topolone" va a Pozzuoli e, all'uscita dal locale, si rende conto di essere stata derubata. Quell'automobile è in realtà a noleggio, presa nella concessionaria "AutoGelosia", gestita da Mauro Marrone, anche lui considerato intraneo al gruppo Nobile.
A quel punto si fa avanti il parcheggiatore abusivo, un ragazzo del posto, che fa capire di poter mettere in contatto la ragazza con chi ha rubato l'auto. Si tratta, evidentemente, di un approccio per il cavallo di ritorno: per ottenere il veicolo avrebbero dovuto pagare. Il giovane viene picchiato e il giorno dopo Marrone parla con suo padre e gli fa intendere di essere appartenente alle organizzazioni criminali attive ad Afragola, Casoria, Caivano e Arzano.
L'uomo (non meglio identificato) si mostra indispettito. Quando Marrone gli dice "noi siamo di Afragola", lui ribatte: "E noi siamo di Pozzuoli, però! Ma come vi permettete di picchiare il parcheggiatore voi?". La questione verte proprio su quel pestaggio e sullo sconfinamento.
Marrone si spiega: è stato picchiato perché ha fatto la richiesta di denaro. A ruoli invertiti, dice, le cose sarebbero andate diversamente: loro si sarebbero messi a disposizione dei malavitosi dell'altra città, avrebbero fatto ritrovare l'automobile e avrebbero fatto "un regalo ai mariuoli", ma non avrebbero di certo chiesto il cavallo di ritorno. "Se lo può permettere di fare il guappo, perché il padre fa il guappo", ribatte l'uomo. E, ancora, Marrone: "E che vi devo dire? Facciamo i guappi pure noi".
Alla fine, anche davanti alla prospettiva di una spedizione da Afragola a Pozzuoli, i due trovano un accordo, anche perché scoprono di avere conoscenze comuni: l'uomo, dopo avere spiegato che la sua rabbia era dovuta al pestaggio del figlio, si fa dare il numero di targa, si impegna a far ritrovare l'automobile, a provvedere al saldo per i ladri (a cui le logiche criminali riconoscono comunque un compenso per "il lavoro" fatto). Poco dopo arriva la telefonata dei ladri: per il veicolo vogliono 2mila euro. E, ancora, l'uomo rassicura Marrone e gli altri: non avrebbero dovuto pagare nulla, avrebbe dovuto pensare a tutto lui.
Alla fine l'automobile viene ritrovata, ma probabilmente grazie al rilevatore satellitare; a rubarla sarebbero stati ladri di Pianura. L'uomo rassicura: avrebbe sostenuto lui i costi di riparazione dei danni, però vuole essere certo che non ci saranno ripercussioni ulteriori sul figlio. Alla fine, dei 450 euro chiesti dall'elettrauto, ne fa consegnare 250.