Causa un incidente mortale, ha la targa polacca e non è assicurato: ora dovrà risarcire 2,4 milioni di euro
C'è un nuovo record tra i casi di rivalsa avviati dal PBUK: 10,22 milioni di zloty, pari a poco meno di 2.4 milioni di euro, che l'Ufficio degli assicuratori polacchi ha chiesto ad un automobilista per un incidente mortale avvenuto in Italia mentre l'uomo guidava un'automobile immatricolata in Polonia e sprovvista di assicurazione. Il meccanismo è quello dei risarcimenti per incidenti avvenuti in un altro Paese: in assenza di copertura assicurativa, il PBUK liquida la parte lesa ma poi si rivale sul responsabile che, a quel punto, dovrà pagare di tasca propria.
La cifra rappresenta il più alto importo di rivalsa mai gestito dal PBUK, superiore anche al caso raccontato da Interia alcuni giorni fa e che riguardava un risarcimento da 1.3 milioni di euro per un incidente mortale in cui una Panda con targhe polacche aveva travolto un ciclista, causandogli ferite che lo hanno poi portato alla morte. Il caso dei 2.4 milioni, spiega dallo stesso portale, tra i principali di informazione polacchi, è invece relativo ad un incidente mortale avvenuto oltre cinque fa in Italia, quando una BMW 320d del 1999, anche in questo caso immatricolata in Polonia, ha travolto e ucciso un pedone.
Il portale, e lo stesso PBUK che viene citato come fonte, inquadrano i due incidenti in quella che in Polonia viene definita la "pratica italiana". Parliamo, naturalmente, della procedura che ha portato all'invasione di targhe polacche in Italia, e soprattutto tra Napoli e provincia: automobili che vengono formalmente vendute a società polacche e poi prese a noleggio dall'ex proprietario. Il risparmio è evidente: si perde la proprietà del veicolo, ma si dovrà pagare soltanto un canone omnicomprensivo invece di bollo e, soprattutto, assicurazione, che a Napoli può costare anche duemila euro all'anno e oltre. Con la "pratica italiana", invece, i costi si abbattono: diverse agenzie di intermediazione pubblicizzano il servizio a 800 euro per il primo anno (comprese le spese di immatricolazione), 400 per i successivi.
Il sistema è apparentemente legale ma nasconde diverse irregolarità su cui si sta concentrando il Governo di Varsavia. Prima tra queste, il discorso revisioni: un veicolo deve farla nel Paese in cui è immatricolato. Quindi automobili e moto devono essere portati fisicamente in Polonia per i controlli. In realtà, come hanno dimostrato diverse indagini, così come succede per l'immatricolazione, il veicolo non viene mai spostato, in Polonia vengono inviati soltanto i documenti e per le strade continua a circolare un veicolo potenzialmente pericoloso per chi lo guida ma anche per gli altri.
Altro aspetto, quello dell'assicurazione. Secondo il PBUK, succede spesso che, a partire dal secondo anno, non venga rinnovata. E questo può accadere anche all'insaputa del conducente che, convinto di essere in regola, si accorgerà di essere scoperto solo in caso di incidente. O, come è avvenuto per oltre 500 azioni di rivalsa avviate, quando arriverà la richiesta di rimborso.