Le targhe polacche usate anche per i finti incidenti. Partite le cause da Varsavia: “Pagherete tutto. E sarà doloroso”
I danni simulati di incidente stradale, un paio di testimoni pronti a giurare di avere visto tutto, l'assicurazione che risarcisce. Giochetto ben rodato, quello dei falsi incidenti per incassare rimborsi non dovuti, che viene applicato anche con le targhe polacche sprovviste di assicurazione: in questo caso a pagare è il PBUK, che fa da fondo di garanzia nazionale per i veicoli immatricolati in Polonia. E proprio su questo aspetto si stanno muovendo da Varsavia: l'obiettivo è di recuperare qualche milione di euro dei circa 40 spesi in risarcimenti "sospetti". Le cause legali sono già partite all'inizio dell'anno, presso tribunali italiani.
A confermarlo è Mariusz Wichtowski, presidente del PBUK, che non usa mezzi termini: "Pagherete per tutto e sarà doloroso". Il riferimento è ai proprietari (e agli utilizzatori) delle automobili che sono state immatricolate in Polonia ma che in quello Stato non sono mai entrate. La pratica è quella ben nota, usata anche per i finti noleggi, quelli in cui il proprietario del veicolo lo intesta ad una società polacca per poi pagare il canone risparmiando su assicurazione e bollo: a Varsavia arrivano soltanto i documenti e, grazie a intermediari e complicità locali, il veicolo radiato in Italia viene registrato alla Motorizzazione polacca con tanto di revisione, anche questa effettuata solo sulla carta.
Secondo gli accertamenti svolti dall'ufficio centrale delle assicurazioni polacco, una buona parte dei sinistri liquidati potrebbe essere falsa. E molti hanno le stesse caratteristiche: nessun intervento delle forze dell'ordine, testimoni che firmano su un semplice foglio di carta. Poi, naturalmente, richiesta di rimborso e, in assenza della copertura assicurativa, l'assegno staccato dal PBUK. In Polonia, ha aggiunto Wichtowski, ci sono stati già degli arresti e "molti italiani sono stati identificati come partecipanti a questo business".