Leader del campo largo a Napoli contestati in piazza del Gesù, fischiati anche Manfredi e Fico

La scorsa settimana, quando si è trattato di pianificare il luogo del comizio del campo largo di centrosinistra a Napoli, coi leader Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, alcuni esponenti delle forze dell'ordine che conoscono la città avevano manifestato, usando un eufemismo, perplessità sulla scelta, caduta su piazza del Gesù. Zona centrale sì, raggiunta dalla metro, piazzetta bomboniera (nonostante il cantiere) e con molte vie d'uscita ma anche area universitaria e vicina a centri di aggregazione di sinistra, lì dove è facile la contestazione.
Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono andati avanti, preferendo un luogo aperto e non la solita Stazione Marittima al porto, più controllata ma "staccata" dalla città. E, come volevasi dimostrare, la contestazione si è mostrata in tutta la sua durezza, al suono di "Yes i know my way" di Pino Daniele, canzone-manifesto che in questo contesto però ha assunto tutto un altro significato.
E così, a Napoli, la città in cui governa il campo largo di centrosinistra in quasi tutta la provincia e in Regione, un gruppo di manifestanti ben organizzati e convinti ha "spento", letteralmente per mezz'ora il comizio del campo largo, mollando al centrosinistra uno sganassone mediatico: anche se dopo l'ammuina l'evento è regolarmente ripreso, chiaramente le immagini iniziali saranno oro anche per la propaganda di centrodestra.
Chi ha manifestato? Hanno iniziato i disoccupati del Movimento 7 Novembre e Sì Cobas, che hanno sul groppone una vertenza che da giorni sta facendo salire la tensione sociale come non si vedeva da anni. Poi è stato il turno di Potere al Popolo che a Napoli ha il suo portavoce nazionale Giuliano Granato, candidato anche alle Elezioni Regionali del novembre scorso. PaP contesta il Comune di Napoli su Bagnoli, Coppa America e gentrificazione senza controlli e la Regione Campania sul salario minimo, sull'acqua pubblica ai privati e sulla sanità.
Cori, bandiere di Potere al Popolo, fischi di megafoni sono scattati appena è salito Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Manfredi ha cercato di tenere il punto e non fermarsi durante il suo intervento, totalmente offuscato dalle proteste. Poi è il turno di Roberto Fico che si infuria parlando di acqua pubblica: «Sarebbe bello parlare, ma la vostra pubblicità è questa. Tutto il popolo può parlare, non solo voi» dice il governatore, indispettito, ai militanti di Pap.
Quando risale sul palco la giornalista Serena Bortone, è un crescendo. Angelo Bonelli, leader dei Verdi, non riesce a parlare. Sale Conte. Il presidente dei Cinque Stelle che cerca di respingere al mittente gli insulti e le contestazioni. Schlein si tiene precauzionalmente dietro le quinte. È Nicola Fratoianni che apre il dialogo con Granato e Potere al Popolo «Ma proprio a noi dovete fare la contestazione? Ma non avete un obiettivo più centrato?». Alla fine Pap, ottenuto il risultato, sceglie di defluire dalla piazza per evitare tensioni e il comizio riprende regolarmente: «Non faremo più il favore alle destre di dividerci» dicono i quattro. Intanto in serata arriverà la solidarietà della premier Giorgia Meloni al centrosinistra che assomiglia più a sale sulla ferita: «Continueremo a difendere la libertà di parola, senza doppi standard», dice.
