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Campi Flegrei

Campi Flegrei, alte concentrazioni di gas tossico alla fumarola Pisciarelli: scoperte per la prima volta grazie al laser

Il sensore laser, che fa parte di uno studio dell’Università, del Politecnico e del CNR di Bari, ha rilevato picchi di idrogeno solforato che i sensori installati attualmente non avevano mai rilevato.
La fumarola Pisciarelli ai Campi Flegrei
La fumarola Pisciarelli ai Campi Flegrei
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Vincino alla fumarola di Pisciarelli, nella caldera del supervulcano dei Campi Flegrei, ci sono picchi elevati di idrogeno solforato, un gas altamente tossico, che i sensori installati finora non avevano mai rilevato. La nuova misurazione è stata resa possibile grazie a una tecnologia laser utilizzata in un recente studio dal Dipartimento Interuniversitario di Fisica dell'Università e del Politecnico di Bari e dall'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR di Bari, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Nature.

Lo studio si è basato su una tecnica denominata QEPAS e funziona come una sorta di orecchio laser: un fascio di luce infrarossa fa vibrare specifiche molecole , e un diapason di quarzo capta la debolissima onda acustica che ne risulta. Grazie a questa tecnologia laser, i ricercatori hanno potuto osservare che, a pochi metri dalla sorgente dello strumento, le concentrazioni di idrogeno solforato sono state anche di 60 ppm: si tratta di un dato 12 volte superiore alla soglia oltre la quale l'esposizione, anche breve, diventa pericolosa per la salute umana. Per fare un confronto e capire l'importanza dello studio, basti pensare che i sensori finora installati in zona, nello stesso punto, hanno rilevato una concentrazione di 3-4 ppm.

A poche decine di metri dalla fumarola di Pisciarelli, però, lo studio ha osservato che le concentrazioni del gas tossico scendono molto al di sotto della soglia di pericolosità, confermando come il gas si disperda molto rapidamente nell'atmosfera e, quindi, una bassa minaccia per l'uomo. Inoltre, il QEPAS non ha mostrato segni di biossido di zolfo, campanello di allarme che indica un contributo magmatico diretto, il che fa della fumarola di Pisciarelli, almeno per il momento, un sistema idrotermale.

"I picchi durano pochi secondi e poi scompaiono: qualunque strumento più lento li perde del tutto" ha spiegato, a proposito dello studio, Pietro Patimisco, responsabile del gruppo di ricerca del Dipartimento di Fisica di Bari. I dati dello studio, inoltre, possono essere utili anche per intensificare le campagne di ricerca e monitoraggio ai Campi Flegrei e agli altri siti vulcanici italiani. "In questa direzione, è stata presentata una proposta progettuale nell’ambito del bando PRIN2026 del MUR, dedicato al finanziamento di progetti di ricerca di elevato interesse nazionale. Il progetto, dal titolo ANEMOI coinvolge anche le Università di Palermo e Catania e mira ad estendere questo approccio di monitoraggio ad altri siti vulcanici, in particolare in Sicilia" ha detto Arianna Elefante, tecnologa del CNR di Bari.

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