Il cantante neo-melodico Zuccherino, nome d’arte di Alfonso Manzella, reclutava sodali e lanciava invettive verso Forze dell’Ordine e Magistratura attraverso le sue canzoni. È quanto emerge dall'inchiesta delle DDA di Salerno e Napoli sui clan camorristici nella zona di Poggiomarino. Questa mattina è scattato il blitz delle forze dell’ordine che hanno eseguito un’ordinanza con 26 richieste di misure cautelari in carcere per persone ritenute appartenenti a due clan distinti che opererebbero nella zona. Il primo facente riferimento ad Antonio Giugliano, il secondo a Rosario Giugliano, solo omonimi per cognome. I giudici hanno disposto il sequestro anche di beni per circa 50 milioni di euro, tra cui appartamenti, auto e attività. Nella parte conclusiva dell’attività d’indagine, secondo gli inquirenti, era peraltro emerso che Rosario Giugliano, sottoposto alla sorveglianza speciale di P.S., aveva spostato l’asse dei traffici illeciti a Pagani, avvalendosi della complicità del figliastro Alfonso Manzella, cantante neo melodico, che attraverso le proprie canzoni reclutava sodali e lanciava invettive verso Forze dell’Ordine e Magistratura.

Gli ordini impartiti alla compagna dal carcere

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il clan costituito da Rosario Giugliano, che per lungo tempo ne ha coordinato le attività dal carcere attraverso la compagna Teresa Caputo, portaordini del ras verso i promotori liberi, era composto dallo stesso Rosario Giugliano, nel ruolo di vertice e promotore, unitamente ai suoi più diretti fiduciari Alfonso Manzella, Cristian Sorrentino, promotori ed organizzatori dell’associazione, e sovrintendenti alle attività illecite nel campo delle estorsioni e del commercio di stupefacente. In posizione subalterna, Antonio Iervolino e Salvatore Iervolino, curavano, secondo i magistrati anti-mafia, il raccordo tra i vertici del gruppo e le altre componenti del clan dedite al controllo del territorio ed al commercio dello stupefacente.

La maxi-operazione è scattata alle prime luci dell'alba, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia- nei confronti di 26 (ventisei) soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di aver fatto parte di due distinte organizzazioni criminali.

Il provvedimento trae origine da un’ampia ed articolata attività d’indagine, strutturata anche sul profilo patrimoniale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e sviluppata dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Torre Annunziata nell’arco temporale compreso tra la fine del 2016 e febbraio 2020, che ha riguardato due sodalizi criminosi operanti su Poggiomarino, in lotta tra loro per l’egemonia sul medesimo territorio, ma capaci di ricercare e trovare un sostanziale equilibrio nell’approvvigionamento comune di sostanze stupefacenti su larga scala.

Al clan storicamente già riconosciuto su quel territorio, riconducibile ad Antonio Giugliano ‘o’savariello’, luogotenente del clan Fabbrocino, detenuto presso il Carcere di Nuoro, si è affiancata e contrapposta una nuova entità criminale sorta a seguito della scarcerazione del pregiudicato Rosario Giugliano, o’minorenne, quest'ultimo storico sicario del clan Galasso, era rientrato sul territorio di Poggiomarino a partire dal 2016 fruendo dapprima di alcuni permessi premio e poi ottenendo la liberazione al termine di una lunga pena detentiva.

Secondo gli inquirenti, l’obiettivo di Rosario Giugliano sarebbe stato ritagliare spazi criminali per affermare un clan autoctono, proprio nella consapevolezza che il clan dominante su Poggiomarino era capeggiato da Antonio Giugliano, proveniente da Palma Campania ed imposto sul territorio dal ras Mario Fabbrocino.

Desideroso di appoggi criminali, Rosario Giugliano avrebbe quindi intrapreso alleanze con i Batti di San Giuseppe Vesuviano e con gruppi criminali dell’agro nocerino sarnese, in particolare con i Ferraiuolo di Pagani mentre, in virtù dell’ascendenza con il potente clan Moccia di Afragola, avrebbe rivendicato maggiori spazi operativi arrivando più volte allo scontro con il clan di Antonio Giugliano, retto dal figlio Giuseppe Giuliano Giugliano. È emblematico di tale situazione di fluidità criminale l’agguato organizzato da sodali del clan di Rosario Giugliano in danno della Caffetteria Giugliano, l’11 marzo 2017 in pieno centro a Poggiomarino, mediante spari esplosi ad altezza d’uomo. Il commando ha agito nella convinzione che il predetto Giuseppe Giuliano Giugliano fosse all’interno del bar ed allo scopo di ridimensionare la sua figura criminale.

Nel traffico della droga coinvolti insospettabili

Con particolare riferimento all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, promanazione dello stesso clan capeggiato da Rosario Giugliano, secondo gli investigatori, è emersa una fitta rete di spaccio di cocaina e marijuana, approvvigionata rispettivamente da esponenti del clan Formicola di San Giovanni a Teduccio e dalla famiglia Batti. Le cessioni di narcotico avvenivano mediante una fitta rete di pusher anche nella Piana del Sele e nel Cilento ed attraverso persone insospettabili, come una guardia giurata, il titolare di una pizzeria e una addetta di un’impresa di pulizie. L’indagine ha consentito di riscontrare il traffico di stupefacenti attraverso il sequestro di ingenti quantitativi di marijuana e di hashish, con la partecipazione anche di alcune donne e minorenni in qualità di custodi dello stupefacente da smerciare.

I collegamenti con la ndrangheta

Il clan di Giuseppe Giuliano Giugliano è risultato operativo soprattutto nel campo dell’approvvigionamento di sostanze stupefacenti ed è risultato in contatto con la ‘ndrina calabrese dei Pesce-Bellocco della Piana di Gioia Tauro, dalla quale si riforniva di marijuana. Il narcotico veniva poi trasportato e custodito da incensurati insospettabili, i quali utilizzavano anche furgoni di copertura per la distribuzione del caffè come vettori per movimentare lo stupefacente.

Il maxi-sequestro da 50 milioni

Altro settore nel quale è risultato ben inserito il clan Giugliano è il riciclaggio di denaro sporco all’interno di numerose aziende ubicate anche al dì fuori dei confini regionali. Le indagini patrimoniali, estese ai nuclei familiari degli indagati hanno consentito di evidenziare l’effettiva sussistenza di disponibilità economiche e flussi monetari con reinvestimenti, anche immobiliari, ritenuti sproporzionati ai redditi dichiarati, documentando le sperequazioni risultanti al momento di ogni singolo acquisto e quella maturata negli anni. Sulla base delle risultanze investigative, è stato pertanto emesso un decreto di sequestro preventivo relativamente a beni mobili (7 autoveicoli e 3 motocicli), immobili (14 appartamenti e 8 terreni), rapporti finanziari (88 rapporti finanziari e 8 polizze assicurative), imprese (1 ramo d’azienda, 5 quote di capitale sociale nonché i beni aziendali e strumentali di 13 società), per un valore complessivo stimato in circa 50.000.000,00 euro.

A Poggiomarino trovati 62 ordigni esplosivi

Sessantadue ordigni esplosivi sono stati scoperti dai carabinieri a Poggiomarino, in provincia di Napoli, durante una delle perquisizioni disposte nell'ambito del blitz scattato all'alba di oggi, coordinato dalle DDA di Napoli e Salerno, nei confronti di 26 persone ritenute facenti parte di due distinte organizzazioni camorristiche riconducibili ad Antonio Giugliano, detto "o'savariello", luogotenente del clan Fabbrocino, detenuto nel carcere di Nuoro, e Rosario Giugliano, detto "o' minorenne", che sarebbe a capo secondo gli inquirenti di un clan emergente. I due Giugliano sono solo omonimi per cognome. Gli investigatori non escludono, al momento, che i 62 ordigni esplosivi ritrovati potessero essere destinati ad atti di intimidazione, magari ai danni di vittime di estorsioni.