Si terranno sabato 3 ottobre, in una chiesa del centro di Napoli, i funerali del bambino di 11 anni che martedì notte si è ucciso lanciandosi dal balcone della sua abitazione al decimo piano nel quartiere Posillipo-Chiaia. Il piccolo, finito su un ballatoio diversi metri più in basso, era morto sul colpo. La tragedia si era consumata poco dopo la mezzanotte; la sorella lo aveva visto alzarsi e aveva creduto che stesse andando in bagno ma poi, non vedendolo tornare, ha svegliato i genitori. Prima di suicidarsi il bambino ha inviato un messaggio sul telefonino della madre con un testo sibillino: "Ti amo ma ora ho un uomo incappucciato davanti e non ho tempo".

Proprio quel messaggio è al centro degli accertamenti della Procura di Napoli, che ha avviato una inchiesta (condotta dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, coordinatore del pool Fasce Deboli) per istigazione al suicidio e ha incaricato la Polizia Postale di esaminare tutti i dispositivi a cui aveva accesso il bambino e che sono in grado di connettersi ad Internet: cellulari, tablet, anche la PlayStation. L'ipotesi è che possa essere stato contattato da qualcuno che potrebbe averlo spaventato o manipolato fino al punto da spingerlo al suicidio e che a questa persona il bambino potrebbe avere fatto riferimento citando "l'uomo incappucciato". Si tratta però di una indagine molto delicata, su cui gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. I familiari, tramite gli avvocati Sica e Longone, hanno chiesto che venga rispettata la loro decisione di restare in silenzio.

Domani mattina, ai funerali, prenderanno parte molti degli amici del bambino. La scuola calcio che frequentava ha annunciato delle esequie e ha proposto ai ragazzi di andare indossando le maglie di gioco della loro squadra, per simboleggiare la presenza e la vicinanza di quel gruppo in cui il ragazzino si era perfettamente integrato.