Duecento euro alla settimana, ottocento euro al mese. Almeno. Era la gabella che il clan D'Ausilio di Bagnoli, periferia ovest di Napoli, imponeva ai parcheggiatori abusivi: per gestire la sosta illegale davanti alle discoteche, per infilarsi nell'affare del "cinque euro a piacere", c'era da pagare la tassa. Quasi uno stipendio, che finiva direttamente nelle casse della cosca e che rende l'idea del giro di soldi intorno al racket della sosta in una zona che ogni fine settimana veniva invasa da decine di migliaia di giovani.

Il blitz dei carabinieri è partito all'alba di oggi, 19 gennaio: i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono partiti con perquisizioni ed arresti nel quartiere Bagnoli, a Cavalleggeri e nella zona di Agnano. In manette 15 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, lesioni personali, detenzione illegale di armi, estorsione, favoreggiamento, ricettazione ed altro. I militari hanno ricostruito il tentativo di ascesa del boss Felice D'Ausilio, che durante la latitanza, dopo la fuga dal carcere dove stava scontando l'ergastolo, si è rimesso alla guida del clan entrando in conflitto coi gruppi rivali.

Il racket dei parcheggiatori abusivi

Quello del controllo del parcheggio è stato un vecchio pallino dei gruppi criminali che si sono avvicinati a Bagnoli: soldi freschi, veloci, e soprattutto tanti e costanti. Proprio per il racket degli abusivi si registrarono frizioni tra Giannelli ed esponenti di altri clan come Rodolfo Zinco ‘o Gemello, attirato in trappola e ucciso, e in queste dinamiche si registra anche l'omicidio del parcheggiatore Gaetano Arrigo, ucciso tra via Coroglio e via Cattolica mentre era al lavoro, nel periodo in cui Felice D'Ausilio era latitante. L'indagine fa chiarezza anche su quell'omicidio: ad uccidere il 43enne, il 16 giugno 2016, sarebbero stati due affiliati dei D'Ausilio.

Ma non erano soltanto gli abusivi a dover pagare al clan: pagavano tutti. Imprese edili, bar, officine meccaniche, lidi balneari, ormeggi di barche e persino le prostitute. I pagamenti, con cadenza periodica o una tantum, andavano dai 100 euro ai 50mila euro.

Felice D’Ausilio
in foto: Felice D’Ausilio

L'evasione di Felice D'Ausilio dal carcere

Figura cardine dell'indagine sfociata negli arresti di stanotte è Felice D'Ausilio, "Feliciello", figlio del boss Mimì lo Sfregiato, protagonista di una incredibile fuga mentre stava scontando l'ergastolo. Detenuto nel carcere di Tempio Pausania, in Sardegna, "fine pena mai", l'11 maggio 2016 ottenne un permesso per fare visita alla sorella, a Bagnoli. Senza accompagnamento e senza sorveglianza, con l'unico obbligo di presentarsi in commissariato una volta arrivato a Bagnoli. E lui, semplicemente, non si presentò. I carabinieri lo trovarono il 19 dicembre, in una villetta di Marano di Napoli. Ma quei sette mesi furono una nuova stagione di paura di Bagnoli.

Oltre all'omicidio di Arrigo ci furono una serie di atti intimidatori nei confronti di attività commerciali, pestaggi, incendi, "stese". Di pari passo, voci incontrollate parlavano di quel nuovo boss che, apparentemente destinato a non uscire mai dal carcere, era invece tornato nel quartiere. Si diceva che fosse dimagrito moltissimo, che avesse perso decine di chili, che fosse diventato irriconoscibile. E che sfilasse per il quartiere in un'automobile blindata scortato da una folla di scooter. O che, ancora, l'automobile ci fosse davvero, ma che lui in realtà fosse in un'altra vettura, a guardare tutto da lontano. Come un fantasma.

I carabinieri hanno ricostruito quei mesi di latitanza: secondo le indagini Feliciello aveva ripreso in mano il comando a Bagnoli, forte dell'appoggio del clan Licciardi dell'Alleanza di Secondigliano, contrapponendosi al gruppo Bitonto-Nappi, clan a due teste alla cui guida c'era anche la moglie di Massimiliano Esposito, ex enfant prodige dei D'Ausilio e poi a capo di un gruppo autonomo.

Blitz a Bagnoli, quindici arresti

Sono 15 le persone colpite da misura cautelare nel blitz di stanotte. In carcere Felice D'Ausilio, 40 anni; Antonio D'Ausilio, 41 anni; Aniello Mosella, 26 anni; Vittorio Albano, 47 anni; Alessandro De Falco, 29 anni; Giuseppe De Falco, 65 anni; Biagio Ciccarelli, di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), 37 anni; Gaetano Fiorentino, 54 anni; Romualdo Diomede, di Giugliano (Napoli), 49 anni; Stefano D'Alterio, di Qualiano (Napoli), 74 anni; Daniele Raiano, 38 anni.

Agli arresti domiciliari Grazia Sarnelli, 39 anni, ed Eugenio Ciotola, 37 anni. Raggiunte dall'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, infine, Concetta D'Alterio, 59 anni, e Maria Poerio, 63 anni, entrambe di Qualiano (Napoli).

I ruoli delle donne arrestate nel blitz

Gli inquirenti hanno accertato che Concetta D'Alterio e Maria Poerio facevano da tramite durante la latitanza di Felice D'Ausilio, occupandosi del passaggio dei "pizzini" con cui il boss comunicava con gli affiliati e riceveva informazioni. Le due gli portavano anche denaro, mentre la Poerio aveva anche l'incarico di gestire le sue esigenze personali, facendogli da vivandiera. Grazia Sarnelli, moglie di Antonio D'Ausilio (all'epoca detenuto), aveva il compito di raccogliere le somme di denaro da consegnare al latitante e a sua volta riceveva periodicamente lo stipendio dal clan.

La camorra di Bagnoli e di Napoli Ovest

Le zone del blitz di stanotte sono quelle dove storicamente è insediato il clan D'Ausilio, fondato da Domenico D'Ausilio, alias Mimì ‘o sfregiato, attualmente detenuto, e poi retto dai suoi figli. Clan storico, che ha dato origine ai vari gruppi che si sono avvicendati negli anni nel quartiere: tra le fila dei D'Ausilio è fuoriuscito Alessandro Giannelli, il boss che ha cercato di riunire sotto il suo comando tutta l'area flegrea, ed ex uomo di fiducia di Mimì D'Ausilio era Massimiliano Esposito, "lo Scognato", di recente tornato in carcere e indicato dalla Dda come a capo del clan che attualmente è egemone su Bagnoli e che è stato coinvolto anche nelle raccolte di beneficenza organizzate per l'emergenza Covid.