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26 Maggio 2022
11:02

Anastasiia, fuggita dall’Ucraina e bruciata a 23 anni in casa a Napoli: sentita la figlia di 5 anni

La bimba oggi vive al Nord Italia con il padre. La sua testimonianza è stata fondamentale per collocare il nuovo compagno della mamma, oggi indagato per omicidio volontario, nell’appartamento al momento dell’incendio.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Anastasiia Bondarenko e Dmytro Trembach
Anastasiia Bondarenko e Dmytro Trembach

È stata ascoltata dai giudici in modalità protetta la bambina di 5 anni, figlia di Anastasiia, la 23enne ucraina fuggita dalla guerra e morta bruciata in casa a Napoli, in vico I Sant'Antonio Abate, il 10 marzo scorso. La piccolina riuscì a salvarsi dall'incendio grazie all'intervento di una vicina russa, che non riuscì a raggiungere però la mamma, bloccata nel bagno già avvolto dalle fiamme. Per la morte di Anastasiia è indagato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi il compagno Dmytro Trembach, 26 anni, connazionale della vittima. Secondo gli inquirenti, Trembach avrebbe causato la morte della 23enne, con la quale aveva una relazione, appiccando le fiamme nell'appartamento dove la giovane viveva insieme con la figlia.

Le telefonate del compagno alla mamma: "L'ho bruciata io, compra i fiori"

A tradire il 26enne sarebbero state le telefonate fatte da Trembach alla mamma di Anastasiia della vittima e i messaggi in chat: "Io ho bruciato Anastasiia. Puoi comprare i fiori per il funerale". I carabinieri, coordinati dagli inquirenti della sezione "Fasce Deboli" della Procura di Napoli, diretta dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, rintracciarono Dmytro Trembach ad Acerra, in provincia di Napoli, a bordo di una Fiat 500. La bambina di 5 anni oggi vive al Nord Italia insieme al papà. Ieri è stata ascoltata "in modalità protetta" dai giudici. I pm Santulli e Varone, titolari dell'indagine, hanno chiesto di sottoporla a incidente probatorio. La piccola era già stata ascoltata in modalità protetta a marzo. Ai pm aveva raccontato di essersi accorta dell'incendio e di aver chiesto aiuto all'uomo, ma che lui si era mostrato indifferente davanti all'incendio e poco dopo si era allontanato dall'abitazione.

Fondamentale per la ricostruzione di quanto accaduto anche la testimonianza di Oleva Donchack, la donna che viveva in quella casa in subaffitto come Anastasiia: è stata lei a salvare la bambina, a trascinarla fuori mentre l'appartamento andava a fuoco. È russa, ma parla anche l'ucraino: per questo è riuscita a capire le parole disperate della piccola, che chiedeva di salvare la madre intrappolata dalle fiamme. La testimonianza è raccapricciante: "Salva mia mamma", mi diceva, io le chiedevo nella sua lingua cosa stesse succedendo, e lei continuava più volte a urlare "corri, corri, salva mia mamma"".

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