Il potere che resta a Vincenzo De Luca, ora che non governa più la Campania
Quando chiesero ad un ex potente ministro del pentapartito, ormai uscito dai palazzi, cosa gli mancasse dei suoi anni d'oro, la risposta fu: «Cento telefonate al giorno». Se partiamo dal fatto che, tutto sommato, l'assunto andreottiano sul potere vale ancora, la nuova vita da sindaco di Vincenzo De Luca è logicamente meno appassionante del decennio precedente da presidente della Regione Campania, soprattutto durante la pandemia, quando la sua popolarità arrivò a sfiorare quella del premier.
Da sindaco di Salerno per la quinta volta De Luca si è divertito a vincere senza impegnarsi granché e si è appassionato nel creare una controversa squadretta di vigili. I suoi nemici cittadini sono quelli di sempre: i lavavetri ai semafori, i questuanti fuori dalle chiese, i senza fissa dimora nei giardinetti, le prostitute ai bordi di periferia, gli ubriachi che il sabato sera pisciano sui muri. E i progetti pure sono sempre gli stessi: costruire, a volte abbattere ma soprattutto costruire.
È una visione di città da secolo scorso, ma tant'è: l'uomo di Ruvo del Monte ha 77 anni ed è impegnato in politica dal 1969, logico che la sua visione sia quella. È legittimo pensare oggi che il restringimento dell'orizzonte ottico al solo panorama salernitano gli stia stretto: dal punto di vista politico-amministrativo è come passare dal tavolo di blackjack al Caesars Palace di Las Vegas alla sala bingo di Pontecagnano Faiano.
Quel che avrebbe voluto Vincenzo De Luca da parte dei nuovi arrivati è il riconoscimento del lavoro svolto nel suo decennio di potere assoluto. Il suo intercalare «è stato fatto un miracolo», applicato a sanità, trasporti, scuola, lavoro sancito come fondamentale per gli anni a venire. E invece sono tutti temi su cui la giunta di Roberto Fico espressa dal campo largo di centrosinistra, sta rimettendo mano, cambiando pezzo su pezzo: le società regionali (Ifel, Scabec eccetera), i trasporti con Eav, a breve anche sulla sanità, il terreno più complicato. Se dovremo ringraziare per il cambiamento o rimpiangere la vecchia gestione lo scopriremo solo vivendo. È da questo contesto che inizia la storia delle ultime settimane.
De Luca sostanzialmente può contare su due leve politiche e una di «propaganda». La prima leva è costituita dal suo assessore in giunta Fico, Fulvio Bonavitacola. È lui che ha detto no alla delibera che finanzia i tirocini per i disoccupati di lunga durata a Napoli: proprio lunedì pomeriggio è stata pubblicata la rettifica dell'atto che sancisce che non è stato varato all'unanimità. Vittoria di Pirro, visto che il progetto andrà comunque avanti. L'ex vicepresidente regionale in questi mesi ha tentato più volte di porre questioni su altri atti, in particolare su scuola e ambiente.
E lì si è trovato però davanti due degli assessori più tosti con l'eredità del deluchismo: la pentastellata salernitana Claudia Pecoraro (Ambiente) e Andrea Morniroli, voluto dalla segretaria Pd Elly Schlein in Campania: discussioni ce ne sono state, ma alla fine gli atti sono andati nella direzione della presidenza.
Alcuni dirigenti raccontano a Fanpage che la discussione in giunta è un fatto nuovo: negli anni di De Luca gli atti venivano perfezionati prima di arrivare alla riunione settimanale dove c'era sostanzialmente una presa d'atto e venivano approvati senza nemmeno un'alzata di ciglio.
La seconda leva dello «sceriffo di Salerno» è in Consiglio regionale, dove A testa alta, la lista civica dei deluchiani, ha quattro consiglieri: Luca Cascone, Lucia Fortini, Gennaro Oliviero e Giovanni Porcelli. Cascone oggi è presidente della commissione Mobilità ma in passato è stato potente consigliere delegato ai Trasporti: logico che non abbia preso bene il nuovo corso, in particolare i cambiamenti in Eav, la società della disastrosa linea Circumvesuviana. Ora c'è un manager forte, Pietro Diamantini, ex Trenitalia, che ha chiesto e ottenuto autonomia alla politica, senza nessuno pronto a bussare per chieder conto di qualsiasi scelta aziendale. Il rapporto con l'attuale governatore sul dossier trasporti lo tiene ovviamente l'assessore al ramo, Mario Casillo, uomo forte del Partito Democratico in provincia di Napoli, personalità difficile da aggirare o scavalcare.
Altra consigliera di rilievo è Lucia Fortini, ex assessora regionale alla Scuola con De Luca. Fortini, questo è chiaro a chiunque segua i fatti della politica campana, coltiva ambizioni di candidatura alle elezioni Politiche 2027, come «innesto» nella lista del Partito Democratico in quota De Luca. Forse anche per questo si spiega il suo super attivismo negli ultimi mesi, culminato in una serie di mozioni e interrogazioni, tutte per puntellare il lavoro dell'attuale responsabile Morniroli. Una su tutte: Fortini, assessora per un decennio, «impegnava» Morniroli, lì da otto mesi, ad «adottare un Piano regionale di climatizzazione sostenibile degli edifici scolastici», visto il cambiamento climatico e le crescenti temperature. Cosa sia stato fatto sul tema negli anni precedenti è una domanda cui Fortini dovrebbe poter rispondere.
E arriviamo a Gennaro Oliviero, casertano di Sessa Aurunca, ex presidente del Consiglio Regionale che da mesi mastica amaro poiché rimasto fuori dalle presidenze di tutte le commissioni regionali. Oliviero è l'uomo della sanità: le sue mozioni e le sue interrogazioni sono soprattutto sulla sanità privata accreditata, uno dei problemi seri di questi mesi e uno dei cardini della salute pubblica per intere aree del Casertano. In generale, è il consigliere deluchiano che presenta più mozioni e interrogazioni alla giunta Fico.
Lo strumento di propaganda di Vincenzo De Luca è e resta il suo apparato social. Tra Facebook, Tiktok, Instagram eccetera siamo nell'ordine di circa 3 milioni di follow complessivi sulle varie piattaforme. Chiaramente rispetto ai fasti del periodo Covid il suo appeal è sceso tantissimo ma non è affatto sparito. Il venerdì, giorno del suo monologo video sui social, De Luca riesce comunque a dettare parte dell'agenda politica campana: molte agenzie di stampa e giornali riprendono le sue affermazioni, con la stessa attenzione di quando era governatore, spesso le sortite video più eccentriche o aggressive (e non ne mancano) vengono rilanciate e diventano virali, determinando un effetto moltiplicatore del messaggio.
Politicamente questo non basta più ad assicurare che tutti i suoi desiderata vengano soddisfatti all'istante come un tempo: ad eccezione del territorio di Salerno, infatti, a De Luca ora manca la firma esecutiva. Non può decidere, non può nominare, non può revocare. Esempio su tutti: il suo sogno, «Il Faro» di piazza Garibaldi a Napoli, l'enorme grattacielo che avrebbe voluto realizzare in città, resterà solo un modellino da scrivania. Così come la maxi-vasca per le riprese cinematografiche a Salerno, che non si farà mai.
Fino a qualche anno fa «lo sceriffo» era uno degli invitati più temuti alle Feste dell'Unità, dove faceva sudar freddo i funzionari locali finendo per parlar male della «ditta» in casa sua, sciorinando ironie e cattiverie sul Partito Democratico. Quest'anno è scattato l'effetto Jalisse: zero inviti a Napoli e altrove. E le interviste arrivano soprattutto da giornali di destra e da emittenti televisive berlusconiane.
Al sindaco della «rima d'inverno» restano quindi rancore e arte retorica: il sarcasmo, l'iperbole che egli usa da maestro. Di recente ne ha fatto le spese l'incolpevole Angelo Bonelli, il leader nazionale dei Verdi. Chissà a chi toccherà dopo. È motivo d'ansia anche per il figlio: Piero De Luca, 46 anni, deputato, segretario regionale del Partito Democratico della Campania, contrariamente a molte previsioni di un anno fa, sta «tenendo botta» e si è ben allineato alla segretaria Schlein di cui nei mesi è diventato buon riferimento ed è quasi certa la sua ricandidatura. Ma chiaramente non riesce (né vuole azzardarsi) a metter freno alle uscite del genitore.
E anche se qualcuno – leggasi l'area di Matteo Renzi – fa trapelare la sua simpatia per un possibile De Luca terzo incomodo incendiario alle primarie del campo largo, per ora l'ex presidente della Regione non cede nemmeno alle lusinghe, mai palesi, del kraken. In fondo, forse perfino don Vincenzo, ammiratore di Leonard Cohen, sa che in politica, come nel resto delle cose, c'è un tempo per misurarsi e un tempo per lasciar andare: «That's how it goes / everybody knows».