Un corpo invisibile sul Cenacolo di Milano, Ballario sull’opera di Liu Bolin: “Trasforma l’assenza in presenza”

Ci vuole qualche istante prima di accorgersi che, in quelle fotografie, c’è una persona. L’occhio infatti si perde tra colori, linee e dettagli, finché all’improvviso compare una figura perfettamente mimetizzata. È proprio in questo momento di sorpresa ed eccitamento che prende forma il linguaggio artistico di Liu Bolin, l’artista cinese conosciuto in tutto il mondo come "l’uomo invisibile". Nato nella provincia di Shandong e formatosi all’Accademia centrale di Belle Arti di Pechino, Bolin ha costruito la propria arte trasformando il corpo in uno strumento di riflessione sulla memoria, sull’identità e sul rapporto tra individuo e società. Le sue opere, realizzate senza ricorrere a modifiche digitali, sono il risultato di lunghe performance durante le quali lui e il suo team dipingono il corpo fino a fonderlo completamente con l’ambiente circostante. Oggi due di questi lavori sono entrati a far parte della collezione permanente della Pinacoteca di Brera. Si tratta delle fotografie del progetto A Message for Beauty, realizzate davanti al Cenacolo di Leonardo da Vinci, una delle opere d’arte più celebri al mondo e simbolo della città di Milano. Il progetto è nato nell’ambito di una collaborazione tra la Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Nazionale Braidense, il Museo del Cenacolo Vinciano e la Galleria Gaburro, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale attraverso un messaggio di pace, tutela della bellezza e dialogo tra culture. Ma qual è il significato della sua invisibilità? E perché scegliere proprio il Cenacolo per lanciare questo messaggio? Fanpage.it ne ha parlato con il critico d’arte Nicolas Ballario.

Chi è Liu Bolin e perché è diventato famoso nel mondo dell’arte contemporanea?
Liu Bolin è un artista molto famoso e molto popolare, anche se paradossalmente è meno inserito nei circuiti dell’arte contemporanea rispetto ad altri colleghi. Le sue mostre attirano tantissimo pubblico, ma il sistema dell’arte lo ha spesso considerato troppo vicino alla fotografia e a un linguaggio pop. La sua ricerca nasce all’inizio degli anni 2000 come forma di protesta contro la demolizione di antichi villaggi cinesi. Invece di manifestare con slogan o cortei, sceglie di fondersi con le macerie di quei luoghi. Il suo messaggio è chiaro: lo Stato può cancellare gli edifici, ma non può cancellare completamente la memoria di chi li ha abitati. Se quei luoghi fanno parte della nostra storia, allora anche noi ne facciamo parte.
Come riesce a scomparire nelle sue fotografie?
Molti pensano che le immagini siano manipolate digitalmente, ma non è così, tutto avviene realmente. Prima sceglie il luogo, poi rimane immobile per ore mentre il suo team dipinge corpo, volto e vestiti fino a farli coincidere perfettamente con lo sfondo. In alcuni casi la preparazione richiede un’intera giornata per ottenere uno scatto che dura una frazione di secondo. Per questo il lavoro di Liu Bolin può essere considerato una fusione tra performance, body painting, scultura e fotografia: quest’ultima rappresenta semplicemente il documento finale di un lungo processo.
Perché sceglie di scomparire nelle sue opere?
All’inizio il suo corpo invisibile rappresentava un atto di resistenza contro un potere che cancellava luoghi e memoria, successivamente il suo linguaggio si è evoluto. Da una parte ci ricorda che apparteniamo ai luoghi in cui viviamo, dall’altra mostra come la società possa renderci invisibili. Le sue opere ci costringono anche a un esercizio di attenzione: inizialmente non lo vediamo, ma quando finalmente lo individuiamo non riusciamo più a distogliere lo sguardo. È proprio questo il meccanismo che ci porta a osservare davvero ciò che abbiamo davanti.

Si può dire quindi che le opere di Liu Bolin nascano da temi sociali e politici?
Assolutamente sì. La sua ricerca nasce proprio osservando la trasformazione della Cina tra gli anni ’90 e 2000: crescita economica, nuove infrastrutture, demolizioni e un controllo politico sempre più forte. Lui vedeva una parte del proprio paese scomparire sotto i suoi occhi e ha deciso di trasformare quella perdita in un’immagine. Le sue opere parlano quindi di memoria, identità e tutela del patrimonio culturale, ma anche del rapporto tra individuo e potere.
Qual è il significato del progetto realizzato davanti al Cenacolo di Leonardo?
Ogni suo lavoro ha un significato specifico. Davanti al Cenacolo Bolin ha voluto lanciare un messaggio di pace, dialogo e tutela del patrimonio culturale anche in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina. Il Cenacolo, durante la Seconda guerra mondiale, rischiò di andare perduto nei bombardamenti che colpirono Milano: l’opera subì danni, ma riuscì a sopravvivere. Per Bolin è diventata così il simbolo della capacità della cultura di resistere alla violenza della storia. Oggi, davanti al Cenacolo, il suo corpo invisibile diventa un gesto di umiltà: sceglie di scomparire affinché sia il patrimonio culturale a parlare. È come se dicesse che l’arte è più grande dell’artista stesso. Inoltre ci invita anche a guardare di nuovo un capolavoro che spesso diamo per scontato, infatti moltissimi milanesi non l’hanno mai visto dal vivo.
Possiamo considerare Liu Bolin un artista iconoclasta?
Non userei il termine ‘iconoclasta’. Bolin non distrugge, piuttosto direi che mette in discussione il ruolo dell’artista. In un certo senso sostiene che l’artista dovrebbe farsi da parte rispetto all’opera, senza cercare continuamente il protagonismo. C’è però anche una contraddizione affascinante: lui è presente in tutte le sue fotografie. È contemporaneamente l’artista più invisibile e uno dei più visibili. Ma gli artisti sono spesso fatti anche di queste contraddizioni.
Come riesce a confrontarsi con grandi capolavori come il Cenacolo senza sovrastarli?
Proprio scegliendo di scomparire. Non modifica il capolavoro, non lo reinterpreta e non cerca di mettersi al centro della scena. Al contrario, utilizza il proprio corpo per riportare l’attenzione sull’opera, invitando il pubblico a guardarla con occhi nuovi.
Quale messaggio ci lascia l’arte di Liu Bolin?
Credo che il messaggio più importante sia questo: anche quando perdiamo qualcosa, quel qualcosa continua a far parte di noi. La memoria ha bisogno di essere custodita e l’arte di Liu Bolin ci insegna che dobbiamo essere capaci di trasformare un’assenza in una presenza, facendo vivere ciò che non c’è più nella nostra memoria, nei nostri occhi e nella nostra storia.