La querelle tra il sindaco Sala e il candidato Lisa sul museo Leonardo3: accuse, smentite e minacce di querela

Nel già affollato dibattito politico milanese, dove negli ultimi mesi non sono certo mancate polemiche, si aggiunge un nuovo capitolo della querelle tra il sindaco Giuseppe Sala e il candidato sindaco Massimiliano Lisa.
Una vicenda che nasce attorno a concessioni, sentenze e rapporti contrattuali, ma che negli ultimi giorni ha assunto i toni di un fitto scambio epistolare in versione contemporanea: dichiarazioni radiofoniche, comunicati, repliche, controrepliche e annunci di querela. Sullo sfondo la vicenda del museo Leonardo3, già da tempo al centro di tensioni amministrative e legali con il Comune.
La querelle tra il sindaco e l'aspirante successore
Tutto parte da un'intervista radiofonica dello scorso 5 giugno in cui il sindaco Giuseppe Sala avrebbe fatto riferimento – secondo la ricostruzione di Lisa – a presunte irregolarità legate alla gestione degli spazi in Galleria e a situazioni di morosità e contenziosi. Un elenco chiuso da un "eccetera eccetera" che, però, nella politica italiana ha spesso una funzione precisa: lasciare all'immaginazione il compito di completare l'accusa. E, infatti, è proprio lì che, anche in questo caso, si innesca la miccia.
Lisa ha reagito parlando di affermazioni "gravemente false e lesive della propria reputazione", respingendo ogni accusa: nessun debito del museo nei confronti del Comune, nessuna morosità, nessun illecito contestato né a lui né alla struttura museale. Anzi, secondo la sua versione, la società che gestisce gli spazi opererebbe da oltre dieci anni in base a un contratto con la concessionaria e avrebbe sempre rispettato gli obblighi previsti.
Il candidato sindaco ha poi aggiunto un elemento politico-giudiziario: la controversia richiamata dal Comune riguarderebbe esclusivamente il rapporto tra amministrazione e concessionario, e non direttamente la gestione del museo o la sua posizione personale. Inoltre, ha richiamato il fatto che la sentenza del TAR Lombardia citata dall'amministrazione sarebbe comunque sospesa in appello davanti al Consiglio di Stato. Da qui la conclusione: la denuncia per diffamazione annunciata nei suoi confronti sarebbe "priva di fondamento" e andrebbe ritirata.
Il Comune di Milano, però, nella sua replica non arretra di un millimetro. Palazzo Marino ha ribadito che il soggetto interessato opererebbe in subconcessione negli spazi della Galleria e che per quei locali risulterebbero sia morosità nei canoni sia violazioni in materia di sicurezza. Non solo: secondo l'amministrazione tali elementi sarebbero già stati oggetto di accertamento nella sentenza del TAR della Lombardia n. 1878 del 2025, che avrebbe giudicato legittimo il provvedimento di decadenza della concessione.
Nella versione del Comune, dunque, il nodo non sarebbe solo amministrativo, ma strutturale: il divieto di subconcessione, i debiti del concessionario e le criticità riscontrate nei locali – incluse presunte violazioni antincendio e opere edilizie non autorizzate – compongono un quadro che l'amministrazione considera già cristallizzato in sede giudiziaria.
Lisa, al contrario, contesta anche questa ricostruzione, accusando Palazzo Marino di alimentare una narrazione "fuorviante" che finirebbe per sovrapporre situazioni distinte. In particolare, respinge l'idea che nei locali del museo siano state accertate irregolarità edilizie o antincendio, sostenendo che tali contestazioni non riguarderebbero le aree museali. Il rischio, secondo la sua lettura, sarebbe quello di un danno reputazionale ingiustificato per il museo e per la sua attività culturale.
Sul piano politico, poi, la vicenda si intreccia con precedenti già noti: negli ultimi anni la gestione degli spazi di Leonardo3 è stata oggetto di contenziosi amministrativi, ricorsi e anche iniziative di protesta, tra cui uno sciopero della fame e denunce incrociate. Un dossier che, da tecnico-amministrativo, è rapidamente diventato politico. Qui, infatti, il paradosso non passa inosservato: una vicenda nata attorno a concessioni, subconcessioni e atti amministrativi si è trasformata in un confronto pubblico a colpi di dichiarazioni, smentite e minacce di querela. Con una dinamica ormai tipica della politica contemporanea: ogni comunicato genera un contro-comunicato, ogni chiarimento una nuova contestazione.
Nel mezzo restano i punti giuridici – quelli sì meno retorici – richiamati da entrambe le parti: la lettura del TAR, la legittimità delle procedure comunali, il tema dei rapporti contrattuali e delle eventuali responsabilità del concessionario. Ma anche la distinzione, tutt'altro che secondaria, tra ciò che riguarda direttamente il museo e ciò che invece attiene alla catena di concessioni amministrative.
In attesa di eventuali sviluppi nelle sedi giudiziarie annunciate da entrambe le parti, la sensazione è che il caso sia destinato a proseguire su due binari paralleli: quello dei tribunali e quello, ben più rapido, del dibattito politico-mediatico. Con un'unica certezza, almeno per ora: mentre Sala e Lisa discutono di subconcessioni, sentenze e diffamazioni, la campagna elettorale milanese continua a trovare nuovi modi per parlare di tutto, tranne che di Milano.