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Il fotografo Leonardo Cendamo: “La mia Milano d’Oro, tra gli scatti a Eco e la bugia a Warhol per ritrarlo”

Da Umberto Eco a Andy Warhol. Leonardo Cendamo ha fotografato tantissimi artisti di fama nazionale e internazionale: “Ho una grande stima per Milano. È una città che accoglie chiunque purché abbia voglia d’impegnarsi. Io ci ho vissuto per 25 anni”, ha raccontato a Fanpage.it.
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Leonardo Cendamo, foggiano, classe 1939, è un fotografo di fama internazionale che ha vissuto per tanti anni a Milano, con cui ha un rapporto strettissimo. La sua notorietà è dovuta ai suoi ritratti di scrittori, poeti e artisti stranieri e italiani: da Umberto Eco ad Alda Merini fino ad Andy Warhol. Di lui vogliamo ricordare "Danzando con la mente", una grande raccolta degli scatti più belli a grandi nomi della letteratura. La sua ultima fatica è "Reverse Portraits – An art project by Leonardo Cendamo". 

Leonardo, di che si tratta?

Si tratta di centinaia di personaggi visti e ritratti di spalle da me. Quando avevo 6-7 anni, un giorno, alle 6 di mattina, mi sono svegliato e ho visto mia madre di spalle che faceva il pane. Questa cosa mi è rimasta particolarmente impressa. Trent’anni fa, infatti, la prima foto di spalle che ho fatto è stata con Ottavio Missoni, vestito con uno dei suoi tipici maglioni.

Da lì è nato tutto. Ogni volta che dovevo fotografare altri personaggi importanti, chiedevo di realizzare una foto di spalle. Tutti mi hanno detto di sì. Così è nato il mio ultimo libro.

La sua internazionalità ha visto certamente Milano al centro della sua vita. Un aneddoto milanese riguarda la foto a un giovane Giorgio Armani, che sarebbe poi diventato Re Giorgio, una leggenda mondiale della moda…

La cosa incredibile è che io ho lavorato con Armani sia come fotomodello che come fotografo, a partire dagli anni sessanta. Lui mi
aveva chiesto dei ritratti. È venuto nel mio studio che avevo allora in viale Majno, ho preparato tutto, luci comprese e ho fatto i miei scatti.  Eravamo molto amici. Poi abbiamo preso strade diverse, ma ancora recentemente, prima della sua scomparsa, ho realizzato altre foto con lui.

Oltre ad Armani, lei ha ritratto scrittori, giornalisti, intellettuali, poeti milanesi o che hanno lavorato a Milano. Molti di questi, nelle loro case o dove essi lavoravano. È il caso di Umberto Eco, Indro Montanelli, Alda Merini…

Quando ho fotografato e fotografo questi grandi personaggi, scelgo solo il posto per la luce e spesso li dirigo. Con Umberto Eco, invece, avevo un’intesa straordinaria. L’ho fotografato nel suo studio, una vera e propria biblioteca e, alcuni mesi dopo, con Alberto Moravia, suo grande amico, la cui foto conservo gelosamente in una parte di casa mia.

Umberto Eco si faceva fotografare in casa solo da me. Anche nella sua casa di campagna a San Leo. Indo Montanelli l’ho fotografato molto bene perché Alain Elkann aveva ogni settimana un’intervista con Montanelli. Io ero molto amico di Elkann e a lui chiesi quando potevo ritrarre Montanelli. Io ho quindi avuto la fortuna di andare a casa del grande Indro, in occasione di una delle interviste con Elkann.

È stato gentilissimo e disponibilissimo. Poi, ho avuto l’occasione di ritrarlo nel suo ufficio, al giornale, intento a scrivere sulla sua “Lettera 22”. Con Alda Merini ho trascorso un’intera giornata a Rapallo. Paradossalmente non le ho fatto alcuna foto. È successo poi nella sua casa milanese sui Navigli a Milano. Un caso particolare è stato l’incontro con Andy Warhol.

Mi racconti, Leonardo…

Warhol era a Milano per presentare la sua mostra su Leonardo da Vinci e alloggiava al Principe di Savoia. Mi dissi: "Ci devo provare". Andai. Riuscii ad avere il numero della sua camera, ma non sapendo parlare molto bene l’inglese, chiesi a un mio amico che era lì di chiamare Warhol e di dirgli che nella hall c'era un fotografo che doveva ritrarlo per la copertina dell’Espresso. Una sorta di bugia bianca.

Warhol, dopo due minuti, era nella hall, mi consentì due scatti e mi salutò. Ho fatto una foto stupenda. In America, questa fotografia la vendono tutti i giorni.

I caffè letterari, il Giamaica, Milano. Cosa hanno rappresentato per te?

Il Giamaica l’ho frequentato da quando sono arrivato dal sud a Milano nel 1961. C’erano artisti, poeti, scrittori: il mondo, insomma. Puoi immaginarti la mia gioia nell’incontrare questi personaggi. Al Giamaica c’era Paolo Poli, attore, che mi prese così a ben volere che mi trasformò anche in fotomodello mandandomi da una fotografa, Carla Cerati, moglie di un grande giornalista, Roberto Cerati.

Da qui, tramite agenzie, caroselli, pubblicità, moda. Facendo il modello, mi sono però detto: "È molto meglio essere dietro la macchina fotografica". E così ho iniziato a fare il fotografo, dopo avere frequentato una scuola di fotografia all’Umanitaria ed essere stato assistente del famosissimo Franco Checki Bauer. Io ho una grande stima per Milano. È una città che accoglie chiunque purché abbia voglia d’impegnarsi. Io ci ho vissuto per 25 anni, fino al 1986. Dal 1996 abito a Barni, dove vivo e dove continuo a lavorare con passione.

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