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“Un collega mi ha puntato la pistola, un altro mi ha picchiato. È un ambiente tossico”: la denuncia di un vigilante

Luca (nome di fantasia) da qualche anno lavora a Milano per un’azienda di sicurezza privata. A Fanpage.it ha raccontato di aver denunciato un collega che un anno fa gli ha puntato contro la pistola d’ordinanza e un altro che poche settimane fa lo ha preso a pugni.
Una guardia giurata (foto da iStock)
Una guardia giurata (foto da iStock)

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"L'estate scorsa mi hanno puntato contro una pistola e preteso 400 euro. A marzo mi hanno dato due pugni, alla cervicale e alla schiena. Mi hanno dato 57 giorni di prognosi, ma non rientrerò più in quell'azienda". A parlare a Fanpage.it è Luca (nome di fantasia), un giovane che da qualche anno lavora in un'azienda che offre servizi di sicurezza privata a Milano. "È un ambiente tossico, fatto di mobbing e violenze", ha raccontato, "ho denunciato entrambe le volte e sono assistito dalla Rete Dafne a tutela delle vittime di reato. Ora sono sotto cura con ansiolitici e psicofarmaci e sono in attesa del supporto psicologico".

La pistola d'ordinanza puntata dal collega

Il primo episodio denunciato da Luca risale alla scorsa estate, giugno 2025, quando prestava servizio in un condominio in zona CityLife. Una sera, si era ritrovato nel piccolo ufficio insieme a un collega che aveva già visto altre volte in precedenza. "Diceva che voleva parlarmi e mi ha fatto sedere a una sedia accanto alla sua", ha ricordato Luca: "Si è avvicinato e mi ha chiesto di dargli 400 euro come regalo perché avevo appena ricevuto la 14esima. Ero spaventato e gli ho detto che glieli avrei dati appena ne avessi avuto la possibilità".

Di fronte a quella risposta, il collega avrebbe estratto la pistola di servizio: "L'ha puntata contro di me per circa un minuto, all'altezza del mio petto. Era molto vicino a me, ero terrorizzato", ha continuato Luca. Dopodiché, l'uomo avrebbe rimesso la pistola nella fondina: "Mi ha detto che se non glieli avessi dati entro metà luglio mi sarebbe venuto a cercare per tutta Milano". Durante il turno più volte quel collega avrebbe estratto l'arma, togliendo e rimettendo il caricatore, scarrellandola. Terminata la serata, Luca si è rivolto ai suoi superiori stilando un rapporto su quanto accaduto e ha presentato denuncia alle forze dell'ordine. L'uomo è stato sospeso dal servizio e denunciato con l'accusa di tentata estorsione aggravata dall'uso di armi.

L'aggressione e le minacce

L'ultimo episodio, invece, si è verificato lo scorso marzo. "Eravamo in servizio ancora in zona CityLife, all'ex Palazzo delle Scintille", ha raccontato Luca: "Ero arrivato mezz'ora prima per rispetto per gli altri colleghi a cui dovevo dare il cambio. Uno di loro, però, si è arrabbiato. Mi ha detto: ‘Tu non puoi venire mezz'ora prima al lavoro, perché così mi rubi il posto‘". A quel punto, l'uomo sarebbe uscito dal cancello e, prima di andarsene avrebbe tirato un pugno sulla parete di un bagno chimico. "Ho chiamato il 112 e un operatore mi ha detto che se fosse tornato avrei potuto chiedere l'intervento di una Volante", ha aggiunto Luca.

Quell'uomo sarebbe poi tornato dopo circa mezz'ora, aprendosi un varco tra le transenne tagliando le fascette che le teneva legate. "Gli ho chiesto perché fosse tornato, ma mi ha detto ‘fatti i cazzi tuoi'. L'ho avvertito che dovevamo chiamare la polizia, perché era entrato in una proprietà privata senza consenso, ma mi ha spintonato", ha raccontato ancora Luca: "Quando è uscito dallo stabile, l'ho seguito per capire da dove fosse entrato e intanto chiamavo il 112. In quel momento mi ha dato uno pugno sulla cervicale e uno sulla schiena, mi ha lanciato una transenna e mi ha sputato in viso". Poco dopo, sono intervenuti i carabinieri e poi gli agenti della polizia, e Luca ha presentato la seconda denuncia.

"L'azienda non mi ha tutelato, anzi ha avuto nei miei confronti un comportamento quasi da mobbing", ha aggiunto Luca: "Mentre ero ancora in pronto soccorso il giorno dopo mi ha chiamato il mio datore di lavoro dicendo che mi avrebbe spostato di turno e che avrei lavorato 11 ore e mezza, cosa impossibile perché io studio anche all'università. Non so perché lo hanno fatto, ma hanno anche ignorato il referto che indica il trauma alla colonna vertebrale che ho riportato. Di certo non torno più a lavorare lì dopo queste esperienze".

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