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Giornaliste molestate mentre documentavano il Milano Pride 2024: un uomo condannato a un anno e sei mesi

È stato condannato a un anno e sei mesi con pena sospesa, l’uomo che durante il Milano Pride 2024 ha molestato alcune giornaliste che stavano documentando l’evento.
A cura di Ilaria Quattrone
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La parata Milano Pride 2024 (foto da LaPresse)
La parata Milano Pride 2024 (foto da LaPresse)

È stato condannato a un anno e sei mesi con pena sospesa, a patto che frequenti un centro per uomini maltrattanti, l'uomo che nel 2024, durante il Pride di Milano, ha molestato alcune giornaliste, tra cui la collega di Fanpage.it Chiara Daffini. L'imputato dovrà risarcire le vittime al pagamento di duemila euro a testa. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni.

Nel 2024, infatti, alcune giornaliste erano state vittime di molestie da parte di una persona che apparentemente sembrava essere un addetto alla sicurezza. Attorno alle ore 15, in via Vittorio Pisani, le inviate si erano avvicinate al carro del Partito Democratico per intervistare la segretaria Elly Shlein. Fin da subito, si è affiancato un uomo che ha chiesto alla collega di Fanpage.it se fosse una giornalista. Dopo che Daffini ha mostrato microfono e videocamera, è stata invitata a seguirlo per passare all'interno di un cordone formato da lui e altri uomini. "Anche se sembrava stesse per piovere, c'erano 34 gradi. Sudavo e ero stipata come una sardina insieme agli altri giornalisti in quelle che in gergo definiamo tonnare", aveva raccontato all'epoca Daffini.

E, proprio in quel momento, si è posizionato dietro di lei: "Ho iniziato a percepire una pressione strada sul fondoschiena, ma vista la situazione non riuscivo a capire se fosse casuale o voluta. Ero certa però che l'uomo fosse ancora alle mie spalle, perché da quando mi aveva fatta entrare nel capannello il suo membro non si era mai staccato dal mio sedere". A quel punto, la collega ha cercato di posizionare la sua borsa a tracolla sul lato posteriore utilizzandola, in questo modo, come scudo: "Nel frattempo continuavo a sudare e mi guardavo intorno per capire in quale direzione dirigere la videocamera per riprendere meglio Schlein. La quale, finalmente, qualche minuto dopo è arrivata in prossimità del carro".

Una volta che Shlein ha concluso il suo intervento, Daffini e colleghi si sono spostati nel tentativo di porle ulteriori domande. In quel momento, la collega ha sentito delle mani allungarsi davanti al suo bacino nel tentativo di toccarle le parti intime: "Ho tentato di schivare le palpate e per fortuna in una manciata di secondi Schlein ha terminato di parlare e il capannello si è sciolto. Mi sono allontanata, arrabbiata, ma ancora in dubbio su quello che avevo appena vissuto". Quella sera, altri colleghi le hanno scritto per chiederle se anche lei fosse stata vittima di molestie.

Da lì sono partite le denunce, è stata aperta un'indagine che ha portato all'individuazione dell'uomo e all'apertura di un processo che è terminato con la condanna del responsabile.

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