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“Un agente rubava i soldi per la spesa e ora dobbiamo pagare noi”: la denuncia di un detenuto del carcere di Opera

Un detenuto del carcere di Opera ha denunciato presunte irregolarità nell’ufficio spesa. “Il carcere mi ha chiesto 1.080 euro e non si capisce il perché. Avrebbero sorpreso un appuntato mentre rubava e adesso vogliono i soldi da noi”, ha denunciato il recluso.
(immagine di repertorio)
(immagine di repertorio)

"Il carcere mi ha chiesto 1.080 euro e non si capisce il perché. A quanto ho capito hanno sorpreso un appuntato mentre rubava all'ufficio spesa e adesso vogliono i soldi da noi (detenuti, ndr)". Parte da questa denuncia, affidata alle lettere inviate alla compagna e alle segnalazioni trasmesse al proprio legale, una nuova presunta violazione che si sarebbe verificata nel carcere di Opera ai danni di alcuni detenuti. Una vicenda ancora tutta da accertare ma che, se confermata, sarebbe di estrema gravità.

Il presunto furto di denaro

Secondo la ricostruzione fornita dal detenuto, lo scorso primo maggio all'interno del carcere avrebbe iniziato a circolare la notizia che un agente dell'ufficio spesa fosse stato sorpreso dai colleghi mentre compiva presunte irregolarità legate alle spese dei detenuti. "Veniamo a sapere che un agente dell'ufficio spesa era stato sorpreso dai suoi colleghi a trafficare sui conti di certi detenuti", ha scritto il recluso al proprio avvocato, aggiungendo che l'uomo sarebbe stato successivamente allontanato dall'ufficio.

Secondo il suo racconto, la situazione si sarebbe aggravata lo scorso 23 maggio. Quel giorno "l'ufficio comando ha convocato diversi detenuti", tra cui l'autore della segnalazione, chiedendo loro di firmare documenti per la restituzione di somme considerate indebitamente spese. "Pretendevano di farmi firmare un foglio per la restituzione di grosse somme di spese che io non ho mai ricevuto", ha scritto il detenuto in una lettera indirizzata alla propria compagna, poi visionata anche dal suo legale e da Fanpage.it. Nel suo caso la cifra contestata sarebbe pari a 1.080 euro, mentre ad altri detenuti sarebbero state richieste somme persino superiori.

L'uomo ha sostenuto, inoltre, di aver rifiutato di firmare qualsiasi documento senza prima poterlo sottoporre al proprio legale. "Tutti abbiamo rifiutato di firmare chiedendo copia del foglio per tutelarci con l'avvocato", ha riferito. Sempre secondo la sua versione, infatti, nessuna copia sarebbe stata consegnata agli interessati nonostante le richieste formulate. Da qui la decisione di voler presentare una diffida alla direzione del carcere per impedire eventuali prelievi dai conti personali senza autorizzazione e senza che venissero esibiti documenti in grado di dimostrare responsabilità individuali. Una richiesta che, secondo il detenuto, sarebbe però rimasta senza risposta.

La vicenda avrebbe poi assunto un rilievo particolare perché riguarderebbe somme custodite nei conti interni dei detenuti, utilizzate per acquistare beni di prima necessità attraverso il servizio spesa dell'istituto. Il recluso ha spiegato al proprio legale che i fondi presenti sul proprio conto sarebbero stati – di fatto – bloccati. "Avevo ancora disponibili 240 euro e mi è stato detto verbalmente che la somma è impegnata e che devono recuperare ciò che devo", scrive nella segnalazione inviata al proprio legale.

Nelle lettere indirizzate alla compagna emergono anche preoccupazione e crescente tensione. Il 30 maggio il detenuto ha, infatti, scritto: "Domani dovrei sapere qualcosa sul congelamento del conto. Sinceramente non capisco se possono fare una cosa del genere, anche perché hanno fatto tutto senza darmi nessun foglio". E ha aggiunto: "Se le cose rimangono così venerdì non mi danno manco la spesa".

Pochi giorni dopo, il 3 giugno, ha riferito che il blocco delle somme sarebbe stato eseguito. "Mi hanno impegnato 220 euro, quello che avevo, ma senza lasciarmi un foglio", ha sostenuto il detenuto nella missiva. Nella stessa lettera ha, inoltre, affermato che altri detenuti si troverebbero nella stessa situazione: "Per ora siamo una quindicina con i conti bloccati".

Al momento nessuna delle accuse contenute nelle lettere e nelle segnalazioni risulta confermata da fonti ufficiali. Proprio per questo sarà necessario che gli organi competenti accertino sia l'eventuale esistenza di irregolarità nella gestione delle spese interne sia la correttezza delle procedure adottate nei confronti dei detenuti ai quali sarebbero state richieste restituzioni di denaro. Sulla vicenda è già intervenuta l'associazione Quei Bravi Ragazzi Family, che ha annunciato a Fanpage.it l'intenzione di trasmettere quanto emerso all'attenzione della Procura competente: "Se tutto ciò dovesse trovare conferma, unitamente alle numerose e gravi denunce che da mesi riguardano il carcere di Opera, ci troveremmo di fronte a fatti di estrema gravità che non possono e non devono essere ignorati".

L'associazione rivolge, inoltre, un appello al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché affronti pubblicamente le criticità denunciate all'interno dell'istituto penitenziario e garantisca verifiche rapide e trasparenti, viste anche le numerose denunce e segnalazioni di violenze e abusi arrivate negli ultimi mesi.

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