“Pieno di lividi, perde conoscenza”: i familiari di un detenuto del carcere di Opera denunciano ritardi nelle cure

Un detenuto affetto da gravi patologie croniche, ripetuti episodi di perdita di coscienza, cadute, traumi e una richiesta urgente di approfondimenti specialistici. L'associazione Quei Bravi Ragazzi Family ha segnalato a Fanpage.it il caso di G. S., detenuto nel carcere milanese di Opera, una vicenda che torna ad accendere i riflettori sulle condizioni dell'assistenza sanitaria all'interno degli istituti penitenziari italiani dove troppo spesso gli interventi arrivano con tempi incompatibili con la gravità delle condizioni cliniche dei detenuti.
Il caso di G. S., detenuto malato a Opera
A sollevare formalmente la questione è stata l'avvocata Guendalina Chiesi, legale del detenuto e vicepresidente dell'associazione, che ha trasmesso una segnalazione urgente alle autorità competenti chiedendo una rivalutazione clinica completa del detenuto e l'attivazione di ulteriori accertamenti specialistici.
Dalla documentazione sanitaria emergerebbe un quadro particolarmente delicato. Il detenuto soffrirebbe, infatti, di diverse patologie cardiovascolari e respiratorie, tra cui "fibrillazione atriale parossistica, cardiopatia aritmogena con necessità di monitoraggio tramite loop recorder impiantato, broncopneumopatia cronica ostruttiva con insufficienza respiratoria cronica, diabete e ipertensione". Condizioni che, secondo i referti medici, lo collocherebbero in una fascia di elevato rischio cardiologico e richiederebbero controlli costanti.
A preoccupare maggiormente sarebbero, però, i ripetuti episodi di sincopi e perdite di coscienza che, secondo quanto riferito dai familiari all'associazione, si verificherebbero con frequenza. "Durante una recente videochiamata, il detenuto è apparso con evidenti ematomi e lesioni al volto e agli arti", hanno riferito i familiari all'associazione, sottolineando che i segni sarebbero riconducibili a "cadute avvenute in seguito a improvvisi malori".
La difesa ritiene, dunque, necessario verificare con urgenza l'origine di tali episodi che potrebbero essere collegati a problematiche cardiologiche, neurologiche o cerebrovascolari ancora non adeguatamente approfondite. Per questo sono stati richiesti nuovi accertamenti multidisciplinari, l'analisi dei dati registrati dal dispositivo cardiaco impiantato, un monitoraggio sanitario rafforzato e, se necessario, il trasferimento in una struttura ospedaliera specialistica esterna.
Nel frattempo, la segnalazione è stata inviata anche ai Garanti delle persone private della libertà personale e all'Autorità di Sorveglianza affinché seguano da vicino l'evoluzione della vicenda. Anche perché il caso di G. S. si inserisce in un contesto già da tempo oggetto di attenzione e denunce. Sul carcere di Opera, infatti, negli ultimi mesi si sono susseguite ispezioni parlamentari, interrogazioni e richieste di intervento riguardanti le condizioni di detenzione – tra "abusi, violenze e pestaggi" – e l'assistenza sanitaria ai reclusi.
A ricordarlo è la deputata Silvia Roggiani che a Fanpage.it ha sottolineato come sul tema siano state promosse numerose iniziative istituzionali, fino all'invio di una lettera al Garante. "Purtroppo questo sembra essere l'ennesimo episodio che racconta di condizioni non sostenibili per uno Stato civile", ha commentato la deputata. "Nel silenzio di chi governa si continua ad aumentare le pene senza incrementare adeguatamente gli investimenti destinati alle carceri".
Parole che fotografano una criticità più ampia, perché il diritto alla salute resta un principio costituzionale che non può essere sospeso con la detenzione. L'articolo 32 della Costituzione tutela ogni individuo e impone alle istituzioni di garantire cure adeguate, soprattutto nei confronti dei soggetti più fragili. Tuttavia, il timore espresso dai familiari di G. S. e dalla difesa è che l'ennesimo campanello d'allarme possa essere sottovalutato fino al verificarsi di un evento irreparabile. E a quel punto sarà, di nuovo, troppo tardi.