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Lavori nel carcere di Opera a Milano dopo le denunce dei detenuti: “Servono a pulire la cella delle aggressioni”

Lavori di manutenzione nel carcere milanese di Opera dopo le denunce dei detenuti. Nell’ultima lettera indirizzata a Fanpage.it i reclusi parlano di come sia stata ripulita la cella dove sarebbero avvenute le presunte aggressioni.
A cura di Giulia Ghirardi
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Dopo mesi di segnalazioni e una lunga serie di lettere che denunciavano criticità interne all'Istituto, dei lavori nel carcere di Opera sono stati finalmente fatti. Non si tratterebbe, però, di manutenzione casuale. Secondo quanto suggerito nell'ultima lettera firmata da 30 detenuti e indirizzata a Fanpage.it e all'associazione Quei Bravi Ragazzi Family, sembrerebbero avere uno scopo preciso: ripulire le tracce delle presunte violenze passate.

La nuova lettera dei detenuti di Opera

"Da qualche giorno stanno facendo dei lavori per migliorare la sezione", si legge nella missiva. Lavori che servirebbero a garantire il fabbisogno civile in condizioni dignitose, ma il punto – secondo i detenuti firmatari – non sarebbe tanto la natura degli interventi quanto la loro collocazione spaziale e temporale. "La priorità dei lavori è stato il corridoio dove non vivono i detenuti e poi la cella 23, la cella liscia dove sono avvenute le aggressioni da parte degli agenti", hanno sottolineato i detenuti, facendo riferimento ai fatti già segnalati da Fanpage.it a inizio aprile.

I detenuti avevano, infatti, riferito di una presunta aggressione che si sarebbe verificata nella cella 23 dove "gli agenti della penitenziaria hanno picchiato un ragazzo che pesa meno di 50 kg e con problemi psichiatrici". La scena, per come viene descritta, è quella di un'aggressione che sarebbe stata interrotta soltanto grazie alla protesta degli altri reclusi che avrebbero iniziato a "battere i cancelli e le porte" per costringere gli agenti a fermarsi. In quella stessa lettera, sarebbero emerse anche presunte fratture interne al corpo di polizia penitenziaria. Nel documento, infatti, i detenuti riferiscono di agenti arrivati per il cambio turno che avrebbero rimproverato i colleghi: "Ma che caz** avete fatto, voi fate i danni e poi lasciate i problemi a noi". E, ancora più significativa, la presunta frase attribuita dalla lettera a un agente: "È la prassi qua a Opera". Una normalizzazione alla violenza che, se confermata, renderebbe ancora più allarmante il quadro descritto dai detenuti.

È proprio in questi luoghi che, negli ultimi giorni, si sarebbero concentrati i lavori di manutenzione all'interno del carcere. In particolare, "la cella 23 è stata fatta imbiancare", hanno scritto i detenuti nell'ultima lettera indirizzata a Fanpage.it. "I muri sono stati imbiancati totalmente, così come la finestra, la porta, il bagno, i cancelli e pure il pavimento e la branda" perché "era in condizioni schifose". Una sequenza di interventi che, stando alla lettura suggerita dai firmatari, non avrebbe soltanto una funzione di manutenzione, ma anche di cancellazione: rendere "pulito" ciò che – sempre secondo le accuse contenute nella lettera – sarebbe stato teatro di episodi di violenza.

"Sono celle che abbiamo già denunciato per violazione dei diritti umani, per le condizioni disumane in cui vengono lasciati i detenuti che spesso vi rimangono senza vestiti, ma anche senza accesso all'acqua potabile", ha spiegato a Fanpage.it Bo Guerreschi, presidente della ONG bon't worry iNGO, in riferimento alla "cella liscia" di cui si parla nella lettera. "Ci sono sentenze che si esprimono sull'illegittimità di questi luoghi che possono sfociare nell'isolamento continuo o nella privazione dei bisogni primari, portando i detenuti a impazzire, ammalarsi o essere torturati".

Da qui l'elenco delle richieste dei reclusi firmatari: fornitura mensile per la pulizia delle camere, come la spugna o il detersivo dei pavimenti, fornitura mensile per l'igiene personale, tra cui anche sapone e carta igienica, e la fornitura di oggetti in plastica come piatti, posate e bicchieri. Oggetti semplici, quotidiani, che, però, a Opera non sembrano essere accessibili. Ma, in fondo, "vivere in condizioni di piena violazione dei diritti umani a Opera è la prassi", concludono i detenuti, aggiungendo l'ennesimo tassello al quadro di un "sistema malato e al collasso" che – di fatto – continua a essere ignorato da chi potrebbe fare qualcosa per cambiare tale condizione.

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