Manuela, la trans uccisa in casa (Facebook)
in foto: Manuela, la trans uccisa in casa (Facebook)

È durata solo pochi giorni la "fuga" del presunto killer di Manuela De Cassia, la trans brasiliana di 48 anni che era stata brutalmente uccisa nella sua casa in via Plana, a Milano, lo scorso 20 luglio. Alle prime ore di questa mattina, venerdì 24 luglio, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Milano hanno infatti fermato il presunto autore dell'omicidio. Si tratta di un uomo accusato anche di strage, in quanto dopo il brutale delitto aveva lasciato aperto il gas della cucina della vittima con l'intenzione di far saltare in aria l'appartamento e cancellare, così, anche le prove del delitto.

Manuela è stata uccisa con 80 coltellate

L'esplosione era stata scongiurata dall'intervento dei vigili del fuoco, chiamati da una vicina di Emanuel Alves Rabacchi (questo il nome della 48enne per l'anagrafe) che aveva sentito un forte odore di gas. I pompieri erano entrai nell'appartamento trovando la 48enne per terra, seminuda, in un lago di sangue. L'autopsia ha chiarito che la trans è stata uccisa con almeno 80 coltellate: una violenza inaudita che secondo gli investigatori potrebbe essere esplosa a seguito di un litigio con un cliente. Manuela, infatti, era una escort e si prostituiva in casa, ricevendo i clienti che la contattavano su numerosi siti di annunci online. Nel palazzo, dove abitava con regolare contratto d'affitto, la conoscevano tutti: non aveva mai causato problemi a causa del suo lavoro e nessuno si era mai lamentato. "Era una donna transgender con un sguardo dolcissimo": così l'aveva ricordata Antonia Monopoli, attivista per i diritti transgender che dirige lo sportello trans di Ala Milano Onlus.