La Cassazione ha confermato l'assoluzione per totale infermità mentale per Mattia Del Zotto, l'uomo che nel 2017  aveva avvelenato nove familiari nella villa di famiglia a Nova Milanese, in Brianza, uccidendone tre.

Del Zotto avvelenò nove parenti uccidendone tre

Del Zotto aveva usato il solfato di tallio sciolto nell'acqua per colpire nonni, zii e una badante. Avvelenati per "punire gli impuri". È accusato degli omicidi della zia Patrizia Del Zotto e dei nonni paterni, Giovanni Battista Del Zotto e Gioia Maria Pittana e di tentato omicidio degli zii Laura Del Zotto ed Enrico Ronchi, della badante dei nonni paterni Serafina Pogliani e dei nonni materni Alessio Palma e Maria Lina Pedon.

Anche la Cassazione conferma l'infermità mentale

Giovane molto chiuso e asociale, Del Zotto è stato ritenuto incapace di intendere e volere dai giudici in primo grado e anche in appello. Decisione ora confermata anche dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso che il Procuratore generale presso la Corte di appello di Milano. Il 31enne non è libero ma deve restare per dieci anni in una struttura per malati mentali Rems.

La Procura si era sempre opposta

I fatti sono stati commessi nei mesi di settembre-ottobre 2017 e sono stati considerati aggravati dalla premeditazione, dall'essere commessi col mezzo di sostanza venefica e nei confronti di ascendenti. Le indagini erano state lunghe e complicate. I pm della Procura di Milano si sono sempre opposti all'infermità mentale, rilevando una "lucida mente criminale" dietro i delitti. I giudici di merito avevano ritenuto Del Zotto totalmente incapace di intendere e di volere al momento della commissione dei fatti . La pubblica accusa aveva impugnato le decisioni sostenendo la seminfermità mentale. La decisione della Corte di cassazione rende definitivo l'accertamento della non imputabilità di Del Zotto.