Caso Chiara Ferragni

Chiara Ferragni prosciolta nel Pandoro Gate: “Pubblicità ingannevole, ma follower non hanno cieca fiducia”

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Chiara Ferragni
Chiara Ferragni prosciolta nel Pandoro Gate: riconosciuta la “pubblicità ingannevole”, ma esclusa l’aggravante relativa alla minorata difesa dei consumatori e dei follower dell’influencer.

Pur ritenendo "la sussistenza di una pubblicità ingannevole", in linea con quanto già rilevato dall'Agcom, e la consegunete "natura decettiva di quei messaggi pubblicitari" impiegati online per promuovere il pandoro Pink Christmas e le uova di Pasqua, il giudice di Milano non ha potuto esaminare nel merito la vicenda processuale. Ciò è dipeso dalla caduta dell'aggravante relativa alla minorata difesa dei consumatori e dei follower di Chiara Ferragni.

Lo si legge nelle motivazioni con cui, lo scorso gennaio, Ilio Mannucci Pacini ha disposto il proscioglimento dell'influencer e di altre due persone accusate dai pm di truffa aggravata. È stato, inoltre, rilevato che "gli elementi acquisiti nelle indagini e utilizzabili nell'ambito del rito abbreviato non consentono di formulare un giudizio di proscioglimento" né un'assoluzione "nel merito", poiché il quadro probatorio risulta "quantomeno dubbio sulla loro mendacità e sulla idoneità ingannatoria". L'imprenditrice digitale non subirà, dunque, alcuna condanna penale per il "Pandoro Gate".

Perché Chiara Ferragni è stata prosciolta

Nel gennaio 2025, dopo la multa da un milione di euro dell'Antitrust e degli esposti del Codacons, Chiara Ferragni era stata citata in giudizio con l'accusa di truffa aggravata per le operazioni di commercializzazione del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, avvenute tra il 2021 e il 2022.

Successivamente, lo scorso 14 gennaio, l'influencer è stata prosciolta dall'accusa non perché il fatto non sussista, ma per "improcedibilità". Il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, aveva infatti dichiarato il "non luogo a procedere per accettazione di remissione di querele". Detto in altre parole: all'influencer non è stata riconosciuta l'aggravante della minorata difesa dei consumatori e il reato, così, è stato derubricato a truffa semplice, procedibile solo a querele di parte (decadute, però, dopo il pagamento da parte di Ferragni di risarcimenti per oltre 3 milioni di euro).

Per questi motivi il tribunale non è entrato nel merito della vicenda, ma si è limitato a prendere atto dell'impossibilità giuridica di continuare il processo. Non si è trattato, dunque, di un'assoluzione perché "il fatto non sussiste", bensì di una chiusura tecnica del procedimento.

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