“So come funzionavano le truffe telefoniche, eppure ci sono cascato: mi sento inadeguato in questo mondo di squali”

Può un uomo definito dai più (bontà loro) intelligente, un giornalista da 44 anni, seppur oggi in pensione, avveduto, esperto, accorto e informato, essere irretito in una frode telefonica che nel lasso di tempo di un'ora lo avvolge a tal punto da prelevargli una cospicua somma di denaro dal suo conto corrente? La risposta, purtroppo, è sì.
A questo, aggiungiamo, soprattutto se si fida troppo delle persone e pensa che tutti gli altri agiscano come lui. Invece, prima regola, occorre stabilire che il mondo è pieno di delinquenti, per non dire di peggio. L'identikit dell'uomo precedentemente descritto, ha un nome e cognome: Paolo Giarrusso, classe 1957, giornalista (ora in pensione) da 44 anni. Ebbene sì: sono stato truffato e oggetto di frode telefonica. In breve, o quasi, i fatti.

Mattina calda di un ancor più caldo mese di luglio 2026. Sto per uscire a fare delle commissioni quando mi arriva un sms che recita testualmente: "Posteinfo: Pagamento autorizzato presso Amazon.it di euro 587,00. Se non ha disposto lei il pagamento chiama il servizio clienti al numero 0683393663". "Ma no, cosa hanno combinato?", penso subito.
Io non avevo effettuato alcun acquisto: "Chiamo subito – mi dico – e chiarisco". Solo a bocce ferme, mi accorgerò che nell'sms prima mi danno del lei e dopo del tu. Sento che la tensione sale e che la mia concentrazione è tutta nel dover spiegare che non avevo fatto alcun acquisto su Amazon.
Telefono e mi risponde una donna del servizio clienti di Poste italiane (così recitava perfettamente la voce femminile all'altro capo del telefono), che mi rassicura e tranquillizza e mi dice che probabilmente le mie carte erano state clonate. Occorreva verificare. "Non si preoccupi, facciamo tutto noi. Lei si sposti su whatsapp. Riceverà un messaggio da un numero di cellulare, certificato da Poste Italiane. Ci si sposta lì, così ogni tentativo di hackeraggio è scongiurato". "Ok dico", senza alcun sospetto.
Da lì, sempre la donna, di cui ho rimosso il nome, mi guida in una videochiamata. "Strano", mi dico, ma la mia parte razionale è sempre più sommersa da quella emotiva che mi dice: "Tranquillo, sono le nuove tecnologie, efficaci e ingegnose". Mi dicono di dover controllare se le mie carte non sono state clonate e mi spiegano come installare un'app, gialla come il colore delle poste, denominata "Verifica carta". Ancora nessun sospetto. Anzi, sono tranquillo perché le Poste (già…) si stavano occupando della mia sicurezza. Mi fanno scannerizzare le carte e sotto ognuna compare la scritta "inserire PIN".
"Siamo in continuo contatto con la sua Banca. Occorre scannerizzare anche la carta del suo istituto e inserire il Pin, per controllare che non sia stata clonata". Direte voi, ma lo sanno tutti che non si deve fornire i Pin a nessuno, nemmeno al Papa. Niente da fare. Sono totalmente sopraffatto dalla mia parte emotiva che ha completamente sotterrato quella razionale. Eseguo tutte le indicazioni.
Compaiono le spunte verdi, le scritte "verifica della carta in corso". Il tutto dura circa un'ora e mi dico che, però occorre del tempo per verificare (solo dopo ho capito che in quel tempo stavano compiendo la loro azione criminosa). Finalmente la donna mi dice: "Abbiamo terminato la verifica. Le carte postali non sono state clonate (c'erano cifre insignificanti), quella della banca, purtroppo, sì. Abbiamo comunicato tutto alla sua banca. Mi raccomando, attenda 24 ore prima di accedere alla sua app Inbank. Non acceda prima di questo termine, altrimenti riparte l'hackeraggio".
Contento, sì, contento (pazzesco, eh?), saluto e ringrazio la donna per la gentilezza, pazienza e professionalità (assurdo, direte voi. Me lo dico anch'io, ora). Chiudo la comunicazione e noto immediatamente che arrivano tre notifiche dalla mia banca che mi avvisano di tre pre-addebiti, un bancomat e due mega acquisti via internet per un totale di una determinata cifra.
La razionalità, allora, entra improvvisamente in scena e manda ko l'emotività. Chiamo il mio istituto, dico che non ho fatto alcuna operazione e sento il Vice direttore urlare: "No. Non doveva fornire alcun PIN. Chiami il numero verde e blocchi subito la sua carta". Lo faccio immediatamente, nonostante, proprio in quel momento, la sindrome fantozziana mi colpisca: evidentemente tocco inavvertitamente un tasto e lo smartphone si spegne.
Passa un minuto, che dura un'eternità, prima che si riaccenda e possa chiamare il numero verde bloccando la mia carta. Mi fermo a pensare, mi sento inadeguato a vivere in questo mondo di squali, un idiota per non aver ragionato sapendo ciò che non si deve fare in questi casi e, al contrario, avendolo fatto. Chiamo una mia amica di Barni, che mi solleva di peso dicendomi: "Ma no, Paolo, una persona intelligente e istruita come te non può, non deve cadere in questi tranelli. Sono arrabbiata con te. Mi dispiace, ma non posso non essere arrabbiata (il termine usato da lei, a dire il vero, era un altro)". Mi sento davvero male, dentro e fuori.
Piango di rabbia e di disperazione, non mi vergogno a dirlo. Chiamo mio figlio Ludovico, 22 anni, generazione Z, iperconnesso, intelligente, attento e sempre sul pezzo. Con voce calma e con grande saggezza, mi dice: "Ma papà, ormai è andata, non pensarci più. Ma che serva di lezione. Ormai nessuno, nemmeno i vari enti, istituzionali e non, comunicano con gli sms. Sono tutte truffe. Solo le mail valgono, con l’avvertenza di verificarne l’originalità, andando sui siti. Ora, anche se trovi un post-it sulla porta, chiamami e finché non rispondo e ti parlo, non fare nulla. Ti voglio bene".
Sono le 13 di una mattina, nata tranquilla e poi tuffatasi nel mare dell'inquietudine e della disperazione. Condivido un post su Facebook e annoto commenti affettuosi e d'incoraggiamento. Il tono generale è questo: "Non sei tu a doverti sentire inadeguato o inetto. Sono loro che dovrebbero vergognarsi delle loro azioni e di esistere". Ma per evitare di sentirvi come mi sono sentito io, riassumo alcune piccole regole, dove la razionalità deve prevalere sull’emotività:
- Non rispondere ad alcun sms e non cliccare su link che in essi appaiono
- Verificare l'originalità delle mail, controllandone l'indirizzo, andando sui siti
- Non fornire alcun pin a nessuno. È un dato privato da non condividere
- Se telefonano da Banche, Poste, Agenzia delle Entrate, fate continuamente delle domande, se si innervosiscono e diventano ancor più insistenti, chiudete la comunicazione. Gli enti originali vi ricontatteranno con raccomandate o pec.
- Nel caso cascaste ugualmente nelle frodi in cui sono caduto io, bloccate tutte le carte, chiamando subito il numero verde dedicato. Se lo fa la vostra banca, passa un giorno e potrebbe essere troppo tardi. Io, come ripeto, l’ho fatto subito.
Mentre scrivo, attendo ancora qualche giorno sperando che vengano stornati gli importi a me prelevati illecitamente. Se potete, infine, non fidatevi di nessuno se non dei vostri figli, giovani svegli e capaci e, forse, dei più intimi amici. Chiamateli e, se più reattivi, attenti ed esperti di voi, fidatevi di loro.
Io d'ora in poi, lo farò per non sentirmi male dentro e fuori come mi sono sentito in una terribile e caldissima mattinata di questo luglio 2026. Ad maiora.
Se anche tu hai una storia simile a quella di Paolo e vuoi raccontarcela, scrivici cliccando qui.