L’ex sindaco di Opera Antonino Nucera immortalato mentre distribuisce delle mascherine
in foto: L’ex sindaco di Opera Antonino Nucera immortalato mentre distribuisce delle mascherine

Il sindaco di Opera Antonino Nucera, agli arresti domiciliari dallo scorso 8 aprile perché accusato di peculato, corruzione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e traffico di rifiuti, si è dimesso. Una scelta compiuta "per rispetto nei confronti della cittadinanza e per potersi difendere appieno" nella vicenda che lo ha travolto, e per la quale era già stato sospeso dalla sua carica dal prefetto di Milano.

Nell'interrogatorio di garanzia che si è tenuto oggi, venerdì 16 aprile, davanti al giudice per le indagini preliminari Fabrizio Filice, Nucera si è difeso da alcune delle accuse che lo hanno travolto. L'ormai ex primo cittadino, stando a quanto riportato dall'agenzia Ansa, in merito all'accusa di peculato che riguarda alcune mascherine che il sindaco avrebbe sottratto a una Rsa locale ha detto: "Non c'è stato nessun favoritismo sulle mascherine. Sono state date a tutta la popolazione e ai dipendenti del comune. Mia moglie – ha aggiunto Nucera – ne ha ricevute 4 o 5, così come gli altri cittadini di Opera. È tutto documentato". Ma è notizia di oggi che, all’interno dell’auto di proprietà del Comune ma in uso al sindaco, i carabinieri abbiano trovato 700 mascherine chirurgiche di colore bianco, suddivise in 7 confezioni, ed ulteriori 10 in una confezione già aperta, della stessa tipologia, tutte risultate verosimilmente destinate alla farmacia comunale ma mai effettivamente consegnate.

Il sindaco si è avvalso della facoltà di non rispondere in merito alle accuse più gravi

L'affaire relativo alle mascherine rappresenta però solo una parte delle contestazioni mosse a Nucera. L'ex sindaco, difeso dagli avvocati Costantino Barreca ed Enrico Arena, si è avvalso della facoltà di non rispondere in merito alle accuse più pesanti: corruzione, turbativa d'asta e traffico di rifiuti. In quest'ultimo caso, secondo gli inquirenti, il primo cittadino avrebbe fatto effettuare dei lavori urgenti al piazzale della Croce rossa durante la prima ondata Covid, durante i quali sarebbe stato utilizzato il fresato d’asfalto, un rifiuto speciale derivato dalla fresatura delle strade. Assieme all'ormai ex sindaco, che proprio al giudice ha anticipato la sua intenzione di dimettersi, lo scorso 8 aprile erano stati arrestati anche la dirigente dell'ufficio tecnico del Comune e tre imprenditori edili.

Sequestrato un cantiere

Intanto l'inchiesta che ha coinvolto l'ex sindaco, denominata Feudum, prosegue. È sempre di oggi la notizia che nel pomeriggio del 14 aprile i carabinieri hanno sequestrato il cantiere per la realizzazione di una passerella ciclopedonale sulla strada provinciale Sp412 della Val Tidone, commissionato nell’ambito degli accordi di programma per il miglioramento della rete viaria dell’area. Nel cantiere saranno eseguiti dei carotaggi volti a riscontrare l'eventuale presenza di rifiuti interrati. Altri rifiuti – circa 1.000 tonnellate di fresato di asfalto ed altro materiale proveniente dalle lavorazioni stradali – si sospetta siano stati interrati in aree agricole all’interno del Parco Sud di Milano.