Nel mirino dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha portato ieri mattina all'arresto del sindaco di Opera Antonino Nucera, non ci sono solo le mascherine sottratte alla rsa locale per regalarle ad amici e parenti durante la prima ondata Covid. Sullo sfondo dell'indagine che ha coinvolto il primi cittadino, una dirigente del Comune, nonché compagna del sindaco, e tre imprenditori c'è anche l'accusa di smaltimento abusivo di rifiuti speciali: primo tra tutti il fresato d'asfalto prodotto dalla manutenzione delle strade comunali di Opera e di altri rifiuti provenienti dai lavori di messa in sicurezza del nuovo centro operativo comunale del paese vicino di Locate di Trivulzio. Parte di questi rifiuti – come riportano le carte della Procura di Milano – è stato gettato in aree cascinali con il consenso dei proprietari e in parte nel piazzale della Croce rossa di Opera. E proprio fuori dalla sede di volontariato il Comune aveva necessità di sistemare il piazzale il prima possibile per montare in seguito un gazebo da utilizzare durante i primi mesi di emergenza sanitaria.

A stoccare, sotterrare e riutilizzare il fresato d'asfalto – omettendo verifiche e procedure previste per legge – è stata la ditta "Marino Costruzioni". Ovvero la stessa società, secondo la Procura, a proporre soluzioni al Comune per evitare i controlli di Arpa Lombardia, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente: l'imprenditore aveva evidenziato la presenza molto alta di idrocarburi nel fresato. Il che significava che se avesse dovuto procedere regolarmente allo smaltimento del rifiuto speciale, avrebbe dovuto imputare al Comune costi ben più alti. Così la ditta ha proposto di falsificare il verbale dei lavori da inviare ad Arpa. Proposta accettata, seppur con perplessità, dal geometra comunale. L'imprenditore, per convincerlo, aveva manifestato un atteggiamento di superiorità consapevole della sua posizione di forza rispetto a quei pubblici amministratori ormai compromessi. Nel dettaglio, se fossero emerse delle violazioni il Comune ne avrebbe risposto avendo omesso ogni mancanza di controllo sui lavori della Marino Costruzioni. L'idea dell'azienda era quella di non smaltire regolarmente il rifiuto speciale prodotto dalla manutenzione delle strade ma di stoccarlo su un'area comunale per poi interrarlo (anche) negli scavi lungo la Val Tidone, dove proprio la Marino Costruzioni stava riprendendo i lavori di ampliamento stradale ed avrebbe iniziato la realizzazione di una passerella ciclopedonale.

E tra le opere realizzate c'è proprio il piazzale della croce rossa. Stando a quanto riportano le carte, il 21 aprile del 2020 è stato lo stesso presidente della sezione della croce rossa locale (non finito tra gli indagati) ad aver chiesto espressamente all'imprenditore di utilizzare il materiale derivante dalla fresatura delle strade per la sistemazione del piazzale. Lo stesso sindaco invitava l'imprenditore ad assecondare la richiesta del presidente della croce rossa "di fatto avvallando, con le consuete e spregiudicate modalità con cui esercita l'azione amministrativa, l'utilizzo non regolare del residuo bituminoso", come riportano le carte. Alla fine ci fu un'ispezione di Arpa tra agosto e settembre 2020 propria su quest'area, scattata dopo un esposto anonimo: gli esperti avevano rivelato irregolarità nello stoccaggio del fresato di asfalto. Gli addetti ai lavori già da settimane temevano una contestazione per reati ambientali, ma durante una loro chiamata intercettata avevano ribadito che, nel caso di eventuali irregolarità emerse da qualche controllo, il sindaco si era assunto le proprie responsabilità "riferendo di avere autorizzato lui quell'operazione per l'urgente esigenza della Croce Rossa di installare una tensostruttura" connessa all'emergenza Covid. "È stato lui a chiederlo. L'impresa si è messa a disposizione visto che la Croce rossa portava il mangiare per i poveri, per quelli Covid", rivela in una chiamata uno dei due imprenditori della Marino Costruzioni intercettata dagli inquirenti.