Foto da Facebook Enpa Monza e Brianza
in foto: Foto da Facebook Enpa Monza e Brianza

Non ce l'hanno fatta due degli otto cuccioli di dogo argentino trovati in un sacco dei rifiuti e gettati in riva al fiume a Seveso, paese in provincia di Monza e Brianza. I cani di due mesi e mezzo sono stati trovati la settimana scorsa da una cittadina e soccorsi dalla polizia locale. Fino al loro trasferimento al canile di Monza: "Sono stati sottoposti immediatamente a visita veterinaria", scrive in un post Facebook Enpa Monza e Brianza. E poi aggiunge: "Erano risultati visibilmente denutriti e rachitici e per la loro estrema magrezza dimostravano almeno un mese in meno. Purtroppo la speranza che tutti i cuccioli sopravvivessero al grave trauma non si è avverata: due cuccioli, quelli che versavano nelle peggiori condizioni e non pesavano nemmeno un chilo, non ce l’hanno fatta. Nonostante le tempestive e continue cure prestate da veterinari e volontari". Dall'associazione che si occupa della protezione di animali fanno sapere anche che gli altri sei cuccioli godono di buona salute, ma non sono ancora fuori pericolo.

Centinaia le richieste di adozione

Intanto sono centinaia le persone che hanno scritto all'associazione per chiedere di adottare uno dei cuccioli. Enpa però tiene a precisare che i cuccioli per ora non sono in adozione: "Dovranno completare prima il loro recupero e terminare la profilassi vaccinale". E poi ricorda le caratteristiche della razza per far sì che le future adozioni siano consapevoli: "Ricordiamo che si tratta di cuccioli di dogo argentino, un cane di taglia grande che da adulto raggiunge i 45 chili, nato per la caccia al cinghiale e al puma e quindi forte, coraggioso e potente. Non è un cane di facile gestione se si è inesperti, per questo valuteremo solo affidi consapevoli dell’impegno che comporta l’adozione di un cane di questa razza". Tutti gli aggiornamenti in merito ai cuccioli e alla loro adozione saranno riportati sui canali ufficiali dell'associazione. Intanto il Comune di Seveso continua la sua indagine, servendosi anche delle telecamere di video sorveglianza, per cercare di risalire il prima possibile a chi ha gettato in riva al fiume gli otto cuccioli chiusi in un sacco dei rifiuti.