Foto dal profilo Facebook dell’Enpa di Monza e Brianza
in foto: Foto dal profilo Facebook dell’Enpa di Monza e Brianza

Crescono e si preparano a essere adottati i cuccioli di dogo argentino salvato lo scorso 8 aprile dopo essere stati rinchiusi in un sacco dei rifiuti e gettati in riva al fiume a Seveso, paese in provincia di Monza e Brianza. A notarli dentro un sacco nero e nascosti tra i rovi era stata una residente della zona che aveva subito chiamato la polizia locale: così gli agenti si sono precipitati sul posto e hanno salvato gli otto cuccioli che sono stati poi trasferiti al canile dell'Enpa di Monza e Brianza dove i volontari se ne sono presi cura. Purtroppo per due di loro a causa dei gravi problemi di denutrizione non c'è stato nulla da fare: gli altri sei invece stanno crescendo. "Sono stati vaccinati e a breve saranno messi in adozione", precisa l'Enpa di Monza sulla sua pagina Facebook.

Enpa: Solo affidi consapevoli

L'associazione in difesa degli animali subito dopo la diffusione della notizia era stata invasa da richieste di adozione: i volontari erano stati costretti a ricordare che i cuccioli prima avevano bisogno di un periodo per le cure. Non solo, avevano anche voluto precisare, rivolgendosi alle famiglie che si erano proposte per l'adozione, che "si tratta di cuccioli di dogo argentino, un cane di taglia grande che da adulto raggiunge i 45 chili, nato per la caccia al cinghiale e al puma e quindi forte, coraggioso e potente. Non è un cane di facile gestione se si è inesperti, per questo valuteremo solo affidi consapevoli dell’impegno che comporta l’adozione di un cane di questa razza". Dopo il periodo di cura e breve dunque i cuccioli potranno entrare a far parte di una famiglia: tutti i dettagli sulla richiesta delle adozioni sul sito www.enpamonza.it. Infine l'associazione precisa: "Ringraziamo tutti per il supporto e gli aiuti. Ricordiamo però che in canile, anche se non hanno avuto la stessa visibilità, ci sono tanti altri quattro zampe, di razza e non, in cerca di casa e di una famiglia vera".