Sara, pendolare da Savona: “Vivevo a Milano, ma è troppo cara. Preferisco viaggiare che lavorare per sopravvivere”

La nostra redazione raccoglie segnalazioni e testimonianze di persone che ogni giorno affrontano lunghe tratte da pendolari per poter continuare a lavorare a Milano senza rinunciare a una migliore qualità della vita altrove. Decidiamo di pubblicarle per spingere a una riflessione sui sacrifici, sui compromessi e sulle nuove abitudini nate dall'aumento del costo della vita e degli affitti nelle grandi città. Se anche tu vivi da pendolare, ultra pendolare o hai scelto di lasciare Milano pur continuando a lavorarci, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.
Tre giorni a settimana, a volte anche di più, Sara (nome di fantasia) sale su un treno all'alba per raggiungere Milano da Savona. È una delle tante "ultra pendolari" che negli ultimi anni hanno scelto di lavorare nel capoluogo lombardo senza viverci più: una tendenza raccontata anche da un recente reportage di Bloomberg che fotografa una città sempre più difficile da sostenere economicamente per chi ha stipendi medi, soprattutto a causa del costo degli affitti. Sara, 45 anni, questo cambiamento lo vive sulla propria pelle da tre anni e oggi ha deciso di raccontarlo a Fanpage.it.
Sara e l'ultra-pendolarismo tra Milano-Savona
"Ho abitato a Milano per circa quindici anni, fino alla pandemia", esordisce Sara a Fanpage.it. Poi, il Covid, il rallentamento del lavoro e due anni di cassa integrazione l'hanno spinta a lasciare la città e tornare in Liguria. "Ho deciso di mollare un costo della vita che non era assolutamente basso", continua a raccontare mentre è in viaggio, su uno dei "tanti treni" che ormai fanno parte della sua quotidianità.
Quando tra il 2021 e il 2022 il lavoro è ripartito, l'azienda per cui lavora le ha proposto una soluzione ibrida: presenza in ufficio alternata a smart working e trasferte. "È stato il compromesso che mi ha permesso di non tornare a vivere a Milano", spiega Sara. "Abbiamo fatto una prova, è andata bene e ora sono tre anni che faccio avanti e indietro tra Savona e Milano".
La sua è una scelta economica, ma anche personale. Oggi Sara riferisce di non avere alcuna intenzione di trasferirsi di nuovo nel capoluogo lombardo. In Liguria, racconta, "vivo meglio": ha una casa di proprietà, ritmi più tranquilli e una percezione di maggior sicurezza. "Milano è diventata una città più pericolosa e viverci non mi soddisfaceva più", rincara la 45enne. "Preferisco fare la pendolare che vivere lì".
Il prezzo da pagare, però, è il tempo. Per riuscire ad arrivare puntuale in ufficio deve prendere il treno delle 6:00 del mattino e spesso rientra tardi la sera. Cerca di scegliere i collegamenti diretti, evitando i cambi a Genova che allungano ulteriormente il viaggio. Alla fine, tra andata e ritorno, passano circa sei ore al giorno. "Cinque ore di treno più il tempo per andare in ufficio e tornare a casa", sintetizza. E guarda con speranza ai futuri collegamenti ad alta velocità tra Milano e Genova, che potrebbero ridurre sensibilmente i tempi.
Nonostante la fatica, "ne vale la pena". A Milano spendeva circa mille euro di affitto al mese. Oggi, anche aggiungendo i costi dell'abbonamento ferroviario, il bilancio è più sostenibile. "Quando vivevo a Milano lavoravo per sopravvivere, non per vivere. Da quando vivo a Savona, invece, riesco a concedermi qualche sfizio in più".
La quotidianità da ultra pendolare richiede adattamento. Ritardi, scioperi e pochi collegamenti sono parte integrante della routine. Sara critica un sistema ferroviario che, dice, "non aiuta il lavoratore", ma aggiunge che, con il tempo, ci si fa l'abitudine. Eppure, nonostante le levatacce e le ore trascorse sui binari, il bilancio resta positivo. "Sono contenta di questa scelta, non ho rimpianti. Milano non mi manca", conclude a Fanpage.it.