Precipita dalla zip-line in Valtellina e muore, chiesto il processo per 7 persone: “Carenze di sicurezza”
Le "gravi carenze" dell'impianto, la preparazione insufficiente del personale e le presunte carenze delle attrezzature utilizzate per il volo sospeso sopra la Valtellina. Sono alcuni degli elementi emersi nell'inchiesta sulla morte di Ghizlane Moutahir, la 41enne precipitata da circa 30 metri di altezza durante un'esperienza sulla zip-line Fly Emotion, in volo tra Albaredo per San Marco e Bema il 5 maggio 2024.
La procura di Sondrio, diretta dal procuratore capo Piero Basilone, ha formulato le proprie contestazioni, indicando 7 persone, tra cui i vertici della società che gestiva l'attrazione e alcuni rappresentanti dell'azienda produttrice delle imbracature. Per tutti i coinvolti, il procuratore capo e il pm Daniele Carli Balolla hanno chiesto il rinvio a giudizio con l'ipotesi di cooperazione nell'omicidio colposo. A gennaio 2027 il gup Antonio De Rosa dovrà pronunciarsi sulla richiesta.
"Gravi carenze di sicurezza"
Secondo la ricostruzione investigativa, le responsabilità riguarderebbero soprattutto le operazioni di preparazione al lancio. Alla donna non sarebbero stati agganciati correttamente i cosciali, indispensabili per mantenerne le gambe in posizione, mentre anche il poggiapiedi sarebbe stato regolato in modo errato. Gli addetti, secondo l'accusa, non avrebbero ricevuto una formazione adeguata per affrontare i rischi dell'attività.
Durante il percorso, Moutahir perse la corretta posizione di volo, rimase sospesa nel vuoto per alcuni minuti aggrappata con le braccia e infine precipitò. Nel mirino degli inquirenti anche le caratteristiche delle imbracature, ritenute potenzialmente inadatte a garantire la sicurezza degli utenti. Coinvolti nell'indagine anche due responsabili della Kong, azienda produttrice dei dispositivi, che ha contestato le proprie responsabilità.