News sull'omicidio di Yana Malayko

Omicidio Yana Malaiko, la difesa di Dumitru Stratan ricorre contro l’ergastolo: “Nessuna premeditazione”

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Yana Malaiko e Dumitru Stratan
La difesa di Dumitru Stratan sostiene che non vi sarebbe stata una pianificazione del delitto, ma un’azione improvvisa e di natura preterintenzionale.

La difesa di Dumitru Stratan ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna all’ergastolo emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia.

L’imputato, 37 anni, è stato ritenuto responsabile dell’omicidio premeditato e dell’occultamento del cadavere di Yana Malaiko, 23enne ucraina uccisa tra il 19 e il 20 gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere. L’atto, depositato dall’avvocato Gregorio Viscomi, sostiene che non vi sarebbe stata una pianificazione del delitto, ma un’azione improvvisa e di natura preterintenzionale.

Il ricorso, composto da poco meno di quaranta pagine, punta quindi a mettere in discussione il riconoscimento della premeditazione, aggravante che ha portato all’inasprimento della pena rispetto ai vent’anni inflitti in primo grado dalla Corte d’Assise di Mantova per omicidio volontario con dolo d’impeto. Gli elementi contestati dalla difesa c’è la frase pronunciata da Stratan il 15 gennaio, quando avrebbe detto a Yana di lasciare Castiglione e l’avrebbe minacciata di morte se fosse rimasta con una persona da lui conosciuta.

La difesa ne contesta il valore probatorio e chiede di rivalutare la testimonianza dell’allora nuovo compagno della vittima. Vengono inoltre contestati i significati attribuiti ai movimenti dell’imputato nel condominio di piazzale della Resistenza, dove Yana era ospitata dalla sorella di Stratan. I passaggi registrati il 18 gennaio e la presunta manomissione della telecamera dell’ascensore, secondo il ricorso, sarebbero riconducibili alla tensione per una discussione e non a sopralluoghi finalizzati alla preparazione dell’occultamento.

La difesa ridimensiona anche il valore del reset del cellulare e respinge l’ipotesi che la restituzione del cagnolino Bulka sia stata utilizzata come esca per attirare l’ex convivente in una trappola. Quanto alla vanga lunga 58 centimetri trovata nella Mercedes Slk impiegata per trasportare il corpo, il legale sostiene che si trattasse di un attrezzo già nella disponibilità dell’uomo per usi ordinari e non di uno strumento preparato per scavare una fossa. La ricostruzione dell’aggressione secondo l’impostazione difensiva, anche il comportamento successivo al delitto dimostrerebbe l’assenza di un piano preordinato.

Le tracce di sangue lasciate nell’appartamento al quarto piano e le confessioni rese nell’immediatezza alla sorella e a un amico vengono interpretate come segnali di panico, improvvisazione e scarsa lucidità. Yana Malaiko, secondo quanto ricostruito nel procedimento, fu colpita al volto e alla testa e poi soffocata. L’autopsia indicò una asfissia meccanica violenta. Il corpo venne nascosto dentro un trolley e abbandonato sotto una catasta di legno e fogliame in una zona di campagna al confine tra le province di Mantova e Brescia. Fu ritrovato l’1° febbraio, undici giorni dopo la scomparsa.

La parola passa ora alla Corte di Cassazione, che dovrà esaminare le censure presentate dalla difesa e valutare la legittimità della sentenza d’appello. L’istanza chiede, in particolare, di escludere la premeditazione e di rivedere la qualificazione giuridica dei fatti alla luce degli elementi indicati nel ricorso.

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