Stratan all’ergastolo per aver ucciso l’ex Yana Malaiko: “Agì con una brutalità e un accanimento fuori dal comune”
Un femminicidio commesso "con una brutalità e un accanimento fuori dal comune". Tra le motivazioni della condanna all'ergastolo per Dumitru Stratan – accusato di aver premeditato e eseguito l'omicidio dell'ex fidanzata Yana Malaiko – emerge questo dettaglio agghiacciante, messo per iscritto nelle carte della sentenza del 22 aprile scorso della Corte di Appello di Brescia, presieduta dalla giudice Eliana Genovese.
In primo grado l'uomo era stato condannato a 20 anni. Ma la sentenza di secondo grado aveva di fatto ribaltato le carte in tavola e riconosciuto l'aggravante della premeditazione. Per i giudici d'Appello non si era trattato quindi di un omicidio volontario "con dolo d'impeto", come detto inizialmente, ma di un vero e proprio femminicidio pianificato nei giorni precedenti.
Stando a quanto ricostruito nel corso delle indagini, Yana Malaiko, 23 anni, sarebbe stata uccisa la notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 dall'ex compagno Dumitru Stratan che l'aveva vista uscire insieme con un altro uomo. Stratan avrebbe così deciso di tenderle un agguato. Fingendo che il loro cagnolino stesse male, il 36enne era riuscito a far venire Malaiko nell'appartamento dove abitava la sorella e lì l'avrebbe aggredita e uccisa per poi nascondere il corpo.
Il 36enne ha confessato il femminicidio solo dopo due mesi trascorsi in carcere senza, però, rivelare dove si trovasse il corpo della donna, rinvenuto poi il 1° febbraio successivo in un trolley nelle campagne tra Castiglione e Lonato (Brescia), coperto di fogliame.
Davanti agli inquirenti, Stratan aveva negato di aver programmato il femminicidio. Tuttavia, nel corso del processo, l'accusa ha portato alla luce diversi elementi che avvaloravano la tesi della premeditazione: tra questi il fatto che Stratan avesse staccato la telecamera dell'ascensore del palazzo e che avesse cercato online le istruzioni per produrre veleno in casa.