Femminicidio Yana Malaiko, Dumitru Stratan condannato all’ergastolo: riconosciuta la premeditazione

La Corte d'Appello di Brescia, presieduta dal giudice Eliana Genovese, ha condannato all'ergastolo Dumitru Stratan, il 36enne ritenuto colpevole di omicidio premeditato dell'ex fidanzata Yana Malaiko, la 23enne uccisa nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 nell'appartamento di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano.
Nel primo pomeriggio di oggi, mercoledì 22 aprile, i giudici hanno respinto la tesi della difesa, sostenuta dall'avvocato Gregorio Viscomi, secondo cui non vi sarebbe stata volontà di uccidere, accogliendo invece la richiesta della Procura e riconoscendo l'aggravante della premeditazione. In primo grado Stratan era stato condannato a 20 anni. "Giustizia è fatta", ha commentato il padre della giovane, Oleksandr Malaiko, dopo la sentenza.
Alla sua voce si è poi unita anche quella dell'Associazione Y.A.N.A. – You Are Not Alone Odv. "Oggi non si è pronunciata soltanto una sentenza", ha riferito il presidente Francesco Porrello. "Si è spezzato un silenzio. Si è liberato un dolore. Si è dato un nome, definitivo, alla verità. È un giorno che resterà inciso nella carne, nella memoria, nel respiro di chi ha amato Yana".
Il femminicidio di Yana Malaiko
Secondo quanto ricostruito, il femminicidio della 23enne risalirebbe alla notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 quando Stratan avrebbe visto l'ex compagna uscire a cena con un altro uomo e, per questo, avrebbe poi deciso di tenderle un agguato. Fingendo che il loro cagnolino stesse male, il 36enne era quindi riuscito a far venire Malaiko nell'appartamento dove abitava la sorella e lì l'avrebbe aggredita e uccisa.
Il 36enne moldavo ha confessato il femminicidio solo dopo due mesi trascorsi in carcere senza, però, rivelare dove avesse nascosto il corpo dell'ex fidanzata, che è poi stato rinvenuto il primo febbraio successivo in un trolley nelle campagne tra Castiglione e Lonato (Brescia), coperto di fogliame.
Davanti agli inquirenti, Stratan aveva negato di aver programmato il femminicidio. Tuttavia, nel corso del processo, l'accusa ha portato alla luce diversi elementi che avvaloravano la tesi della premeditazione: tra questi il fatto che Stratan avesse staccato la telecamera dell'ascensore del palazzo e che avesse cercato online le istruzioni per produrre veleno in casa. Oggi, dopo essere stato condannato a 20 anni di carcere in primo grado, Stratan è stato condannato all'ergastolo con l'aggravante della premeditazione.