L’offerta di Del Vecchio per il Fatto Quotidiano: perché non vuole davvero comprare il giornale

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Leonardo Maria Del Vecchio (foto da LaPresse)
Leonardo Maria del Vecchio ha annunciato domenica 25 ottobre tramite la LMDV, la sua società, di voler acquistare Il Fatto Quotidiano. Anche se gli azionisti di SEIF, società editoriale del Fatto, hanno respinto l’offerta di oltre 7 milioni di euro (il 30% in più del valore di mercato), questa mossa ha avuto dei risvolti sul quotidiano.

Domenica sera è arrivato l'annuncio: Leonardo Maria Del Vecchio ha avanzato un'offerta per comprare Il Fatto. Mesi fa aveva già acquistato una grossa quota di Editoriale Nazionale (EN), l'azienda a cui appartengono i Il Giorno, la Nazione, Il Resto del Carlino e QN. La sua società di investimento, la LMDV Capital, ha avviato un'attività di due diligence sulla Seif, che è la società editoriale del Fatto, per valutare l'offerta di acquisto. In pratica del Vecchio ha avviato l'analisi dei conti del giornale per verificare che tutto sia in regola, come da prassi quando si vuole acquistare un quotidiano, con una possibile offerta di 7.152.860 euro. Gli azionisti fondatori della Seif, però, hanno fatto sapere di non essere interessati a cedere le quote. Ma non è finita. Perché è probabile che del Vecchio, a prescindere dall'acquisizione del giornale, avesse in mente qualcos'altro. Ma cosa?

La notizia ha fatto certamente discutere: l'uomo che era stato al centro di inchieste e approfondimenti al Fatto per i debiti che avrebbe accumulato con le sue società ora vuole acquistare il giornale che lo accusa. Sul quotidiano diretto da Travaglio erano apparsi una serie di articoli in cui si approfondiva la situazione debitoria delle sue attività e società, delle intercettazioni dei suoi manager e della scelta dei direttori nel gruppo Editoriale Nazionale. Non solo: recentemente Il Fatto aveva ripreso un'inchiesta del New York Times secondo cui nel 2024 del Vecchio avrebbe pagato il consulente Jed Wallace per screditare l'ex compagna Jessica Serfaty, dopo che lei lo aveva accusato di violenza domestica.

Se la due diligence andrà in porto, fa sapere LMDV, verrà lanciata un'offerta d'acquisto pari a 0,286 euro per azione, per un totale di 7.152.860 euro. Un prezzo superiore del 30% rispetto al valore delle azioni con cui il quotidiano ha chiuso in borsa venerdì. La società di Del Vecchio precisa che l'operazione ha come obiettivo la stabilizzazione  dei conti per condurne il rilancio. L'offerta prevede anche che si arrivi a una quota di partecipazione almeno pari o superiore all'82,9% del capitale votante nell'assemblea ordinaria. Condizione necessaria, questa. Ma il limite interno per un singolo azionista vieta di possedere più del 17% del capitale sociale della società. Perché chiedere una fetta così grossa?

LMDV ha fatto sapere che secondo le sue stime preliminari basate sulla documentazione pubblica, Seif potrebbe aver bisogno di un "apporto fino a 4 milioni di euro" di ricapitalizzazione in 24 mesi. La società di Del Vecchio ha anche detto che intende lasciare invariata la guida del giornale a Marco Travaglio, così come la sua linea editoriale. Il fatto che gli azionisti interni della Seif (che posseggono oltre il 60% delle azioni) abbiano rifiutato questa offerta dovrebbe far sgonfiare definitivamente le questione, respingendo l'offerta al mittente come se non fosse accaduto nulla. Eppure. Le cose non stanno così.

Già nel comunicato alcune contraddizioni sembrerebbero affiorare sparse qua e là: dopo l'ennesima inchiesta del Fatto l'imprenditore aveva replicato su X rilanciando sui debiti del quotidiano: "Ho investito più di mezzo miliardo in questo Paese negli ultimi tre anni, il risultato? Un giornale quotato in borsa con debiti multimilionari verso i fornitori mi fa i conti in tasca". Sembra strano, allora, che nel comunicato dichiari di voler lasciare bell'intatta la linea editoriale e il direttore del giornale che ha pubblicato quell'articolo.

Non è tutto: l'offerta, che Del Vecchio poteva anche immaginare venisse rifiutata, ha generato un discorso sulla cornice della vicenda. E si è spostata sui soldi, non suoi, ma su quelli del giornale: nel comunicato del Vecchio fa riferimento alla volontà di rilanciare un quotidiano che sta affrontando una situazione debitoria potenzialmente rilevante. Da quel momento non s'è parlato più dei debiti di del Vecchio, ma di quelli del Fatto. E così la situazione si è ribaltata. Non con un attacco diretto, non con una dichiarazione forte ai danni dell'azienda e nemmeno scagliandosi contro chi li ha scritti quegli articoli. Del Vecchio non ha puntato il bersaglio entrando nel merito della questione; ha spostato l'obiettivo. L'ha fatto dicendo di voler acquistare un giornale con due possibili risultati: nel primo caso – utopistico – ne sarebbe diventato il padrone. Nel secondo, avrebbe spostato i riflettori sul giornale che lo aveva attaccato. Il gioco valeva la candela. Forse a del Vecchio non interessava davvero acquistare il giornale, magari si aspettava di ricevere un no secco. Magari non ha nemmeno sperato di comprare Il Fatto, ma è riuscito a inondarlo di tutte le attenzioni mediatiche che lui stesso non avrebbe mai voluto ricevere.

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