Maxi incendio in un autodemolitore di Monza, arrestati due uomini: “Fu intimidazione in stile mafioso”

Immagine
Decine di auto sono andate a fuoco a Monza
Sarebbero Rosario Pardea e Luca Speziali a finire nei guai. I due sono ritenuti coloro che hanno appiccato il fuoco in un autodemolitore di Monza la sera del 18 ottobre 2025. Secondo gli inquirenti si sarebbe trattato di una ritorsione mafiosa.

Due uomini sono stati arrestati e altri due sono indagati rispettivamente come esecutori e mandanti del maxi incendio che la sera del 18 ottobre 2025 ha distrutto l'autodemolitore della società New Crimo srl a Monza, in viale delle Industrie, rogo in cui bruciarono decine di auto stoccate generando un'elevata colonna di fumo, esplosioni e rendendo l'aria irrespirabile.

La gip di Milano, Lorenza Pasquinelli, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di due pregiudicati, Rosario Pardea e Luca Speziali. Sono ritenuti coloro che hanno appiccato il fuoco nell'inchiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Paolo Storari, con la squadra mobile di Monza.

I due uomini, entrambi calabresi di Vibo Valentia, sono stati individuati attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, localizzazioni satellitari, immagini delle telecamere di sorveglianza e testimonianze. Secondo gli inquirenti si sarebbe trattato di una ritorsione mafiosa.

L'ordinanza è stata eseguita venerdì con l'ipotesi di concorso in incendio doloso aggravato dal metodo mafioso. Sono indagati anche Bartolomeo Arena, 49enne di Vimercate, ritenuto il mandante, e Domenico Pardea, cugino 59enne di uno dei due arrestati, per aver trovato e fornito la manodopera per appiccare l'incendio.

Secondo gli inquirenti il movente si trova nei "trascorsi giudiziari" di Arena con Pietro Mottadelli, titolare dell'azienda date alle fiamme e derubata dopo poche ore, il quale in sede di denuncia ha quantificato i danni subiti tra i 150mila e i 250mila euro.

Pochi mesi prima, a gennaio 2025, sia Bartolomeo Arena che Mottadelli e il figlio erano stati raggiunti da misure cautelari personali in un'inchiesta della Procura di Monza nata nel 2023 su una presunta associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di proventi derivanti dall'acquisto e dalla rivendita di auto attraverso finanziamenti bancari ottenuti con documentazione falsa.

L'incendio sarebbe stata una "ritorsione", si legge nelle 74 pagine del provvedimento, per i "differenti esiti processuali" fra l'imprenditore e gli altri indagati: Arena è stato in carcere 6 mesi e poi quasi un altro anno ai domiciliari, mentre Mottadelli e il figlio sarebbero rimasti dietro le sbarre per due settimane e poi un mese ai domiciliari.

Un trattamento diverso che, secondo il presunto mandante del rogo, sarebbe stato dovuto alla decisione di "collaborare" con la magistratura da parte degli imprenditori, ammettendo i reati e rivelando "l'intero meccanismo delle truffe". Un gesto con "chiara valenza intimidatoria", quasi un "avvertimento", scrive la gip, in vista della "successiva udienza" per "indurli a modificare il proprio atteggiamento processuale".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views