Rom del villaggio autorizzato sotto sfratto, un documento smentisce il Comune sulla bonifica: “Manovra elettorale?”

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Siamo entrate nel Villaggio delle Rose di Milano per raccontare la vita delle famiglie Rom e Sinti prima che siano sfrattate dalle proprie case. Durante l’inchiesta abbiamo trovato un documento che mette in discussione la motivazione principale con cui il Comune giustifica lo sgombero.

Articolo di Giulia Ghirardi e Beatrice Barra

A Milano, in zona Chiesa Rossa, decine di famiglie rischiano di perdere la propria casa dopo 26 anni. Si chiama Villaggio delle Rose ed è una delle aree Rom e Sinti autorizzate della città. Qui le persone hanno costruito le proprie abitazioni con i risparmi di una vita, investito anni di lavoro e costruito ricordi. Oggi, però, il Comune vuole mandarle via. E la ragione principale fornita per giustificare lo sgombero imminente è la necessità di bonificare il terreno.

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Ingresso dell'area autorizzata Rom "Villaggio delle Rose", zona Chiesa Rossa – Milano

Siamo entrate nel Villaggio per trascorrere una giornata con chi lo abita e documentare quello che rischia di scomparire. Mentre lavoravamo al reportage, però, abbiamo trovato un documento di Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, che metterebbe in discussione uno dei presupposti tecnici alla base dello sgombero. Il Comune, in una lettera del 25 giugno 2026, sostiene che sia necessaria la bonifica dei terreni.

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Lettera firmata dagli Assessori Marco Granelli, Lamberto Bertolé, Fabio Bottero

Questa comunicazione, però, si basa su analisi parziali. Le attività di caratterizzazione – gli esami che devono essere eseguiti da Arpa per verificare la presenza di inquinanti e la necessità della bonifica– sono state effettuate solo a uno stadio "preliminare". Attività di caratterizzazione che, peraltro, stando al documento di Arpa del 16 settembre 2026 che Fanpage.it ha avuto modo di leggere, possono essere effettuate in presenza di persone sull'area interessata. A questo punto, dunque, la tesi del Comune di sgomberare per bonificare, non è sufficiente.

È per questo che si apre un interrogativo sulle reali ragioni alla base della decisione. Interpellata da Fanpage.it, Francesca Cucchiara, consigliera comunale di Europa Verde, ha confermato la "parzialità" degli esami e ha condiviso il sospetto degli abitanti che dietro l'operazione possa esserci in realtà una "scelta politica" potenzialmente legata alle elezioni amministrative del 2027.

Dalla nascita al "superamento" del Villaggio

Il Villaggio delle Rose non nasce come occupazione abusiva, ma viene istituito con la delibera del Comune di Milano n. 511/1999 durante la giunta di centrodestra guidata da Gabriele Albertini e viene destinato a famiglie Rom e Sinti precedentemente insediate in Vie Palazzi e Fattori e in via Martirano. Nel tempo, le famiglie hanno poi costruito e acquistato abitazioni prefabbricate e semimovibili, come prevedeva il regolamento, trasformando progressivamente l'area in un vero e proprio villaggio.

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Ingresso Villaggio delle Rose

Nel corso dei ventisei anni successivi il Comune non ha mai contestato la regolarità delle case prefabbricate né l'inquinamento del suolo. La situazione si complica quando, con la delibera n. 1571 del 19 dicembre 2024, l'amministrazione decide il "superamento" del campo per "criticità per la sicurezza urbana e di illegalità", "occupazioni abusive", "problematiche connesse alla non adeguatezza degli impianti fognari", "allacci abusivi alla fornitura elettrica", "accumuli di rifiuti comprendenti materiali e sostanze nocive". Gli abitanti hanno risposto proponendo una cooperativa di abitanti a proprietà indivisa, capace di assumere la gestione del Villaggio, adeguarne le strutture e preservare la vita comunitaria.

Nonostante non sia mai stata formalizzata, su queste basi è stato aperto un tavolo istituzionale con il Comune. Nel frattempo, però, il procedimento amministrativo è andato avanti, da "superamento" si è passati a parlare di sgombero ed è stato proposto alle famiglie il trasferimento negli alloggi SAT (i Servizi abitativi transitori messi a disposizione dal Comune e da Aler) senza, però, dar loro certezze su un possibile ritorno.  Tuttavia, sulla base della documentazione visionata da Fanpage.it, emergerebbero diverse contraddizioni e incongruenze tra le motivazioni addotte dall'Amministrazione comunale in merito allo sgombero imminente e la reale situazione tecnica ed esecutiva della bonifica. Da queste sembra emergere il tentativo di allontanare la comunità del Villaggio delle Rose con una giustificazione che, al momento – anche a detta di alcuni consiglieri comunali –, sembrerebbe essere pretestuosa.

Il Comune parla di bonifica, ma mancano accertamenti

La vicenda subisce una svolta il 25 giugno 2026, quando gli assessori comunali del Pd Marco Granelli, Lamberto Bertolé e Fabio Bottero comunicano agli abitanti la necessità di bonificare l'area e di liberarla dalla loro presenza. "Tali interventi, per loro natura, non risultano compatibili con la permanenza degli abitanti in alcuna delle zone del campo", si legge nella lettera visionata da Fanpage.it.

Il messaggio per le famiglie è chiaro: bisogna andare via. Non da un luogo occupato abusivamente, ma da un'area che il Comune stesso aveva messo a disposizione della comunità nel 1999. Da allora, in oltre un quarto di secolo, gli abitanti del Villaggio – tra cui c'è anche chi ha lavorato per il Comune – hanno costruito e acquistato le proprie case, investendo risorse e sacrifici in un luogo che era stato loro assegnato. Oggi, però, quella stessa permanenza viene considerata incompatibile con gli interventi previsti.

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Documenti relativi all'Area Rom autorizzata di Chiesa Rossa visionati da Fanpage.it

Come ci è stato confermato dalla consigliera Cucchiara, la bonifica non è ancora stata definita. Come emergerebbe dagli stessi documenti e dall'Ordine del giorno del Consiglio comunale dell'8 ottobre 2026, l'area si troverebbe ancora nella fase preliminare di caratterizzazione, cioè degli accertamenti necessari a verificare la qualità del terreno, anche attraverso i carotaggi. Soltanto una volta ottenuti i risultati totali del Piano di caratterizzazione e dell'Analisi di rischio sarà possibile stabilire se una bonifica sia effettivamente necessaria, quali aree debba interessare e con quali modalità.

Il Comune sembra quindi sovrapporre due fasi distinte: le indagini preliminari, che servono a capire se e dove il terreno sia contaminato, e la bonifica vera e propria, che potrà essere valutata sulla base dei risultati. Eppure, proprio la necessità di bonificare viene indicata come ragione principale per allontanare immediatamente tutte le famiglie, fino a diffidarle a lasciare l'area e a rischiare di perdere le proprie abitazioni.

Dopo la comunicazione ufficiale di sgombero fatta dal Comune, alcuni degli abitanti del Villaggio delle Rose hanno presentato ricorso al Tar. In uno dei rigetti visionati da Fanpage.it, il Tar ha dichiarato inammissibile l'istanza cautelare e di accesso agli atti per un errore procedurale, visto che la richiesta è stata "notificata all'Avvocatura distrettuale dello Stato e non al Comune di Milano, che è l'amministrazione resistente nel presente giudizio, per cui non risulta instaurato correttamente il contraddittorio sulla domanda". Ha anche respinto l'istanza di ammissione di consulenza tecnica d'ufficio perché risulta non fondata, "in quanto volta sostanzialmente a sostituire l’amministrazione nello svolgimento delle attività prodromiche alla bonifica ancora in corso". Tuttavia, anche in questo documento, si parla di "attività prodromiche alla bonifica ancora in corso", ovvero quegli accertamenti che precedono la bonifica stessa.

Per gli accertamenti non serve che gli abitanti se ne vadano

Nelle comunicazioni del Comune si sostiene che il campo debba essere sgomberato prima dei campionamenti, per ragioni di sicurezza e logistiche, richiamando le indicazioni dell'Agenzia. Ma Arpa – stando al documento del 16 settembre 2026 che Fanpage.it ha visionato – chiarisce che "la normativa ambientale di riferimento non prevede, in termini generali, il divieto di eseguire attività di caratterizzazione in aree nelle quali siano presenti persone".

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L'Agenzia precisa, inoltre, che le singole postazioni devono essere accessibili e messe in sicurezza, a tutela degli operatori e degli eventuali abitanti. Non prescrive, invece, lo sgombero dell'intera area. Il punto è duplice: da una parte, il Comune sembra giustificare l'allontanamento delle famiglie con una bonifica la cui effettiva necessità, però, potrà essere stabilita soltanto dopo gli accertamenti; dall'altra, presenta lo sgombero preventivo come indispensabile per indagini che, secondo Arpa, possono invece essere svolte anche in presenza di persone.

Una decisione tecnica o politica?

Il documento di Arpa aggiunge così un elemento al quadro della vicenda: la giustificazione ambientale, almeno per quanto riguarda la possibilità di eseguire le attività di caratterizzazione, non sembra sufficiente da sola a spiegare la necessità di allontanare tutti i residenti. È a questo punto che, contattata da Fanpage.it, la consigliera comunale Francesca Cucchiara ha sollevato un'altra ipotesi: se la motivazione tecnica non è sufficiente a giustificare lo sgombero, la ragione diventa "politica", dice, forse legata proprio al calendario elettorale.

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Dijana Pavlovic, portavoce del movimento nazionale Rom e Sinti in Italia

Nel frattempo, Dijana Pavlovic, portavoce del movimento nazionale Rom e Sinti in Italia, ha raccontato a Fanpage.it i tentativi di trovare una soluzione: "Abbiamo proposto indagini e interventi per lotti, l'utilizzo di aree contigue, spostamenti temporanei e la custodia delle abitazioni su un terreno comunale. Ma nulla di tutto questo è stato minimamente preso in considerazione". Perché, se il problema è ambientale, bisogna capire quali interventi siano indispensabili e perché non sia possibile individuare soluzioni compatibili con la permanenza degli abitanti. Se, invece, esistono altre ragioni alla base dello sgombero, è necessario che vengano dichiarate apertamente. "In assenza di un perché convincente, viene da chiedersi se l'obiettivo non sia semplicemente cancellare la presenza dell'identità Rom dalla città", ha concluso Pavlovic a Fanpage.it. 

La replica degli assessori e di Arpa

Interpellati da Fanpage.it, gli assessori Marco Granelli, Lamberto Bertolé, Fabio Bottero hanno così replicato sulla questione:

"La chiusura del campo rom di Chiesa Rossa si inserisce all'interno della strategia di superamento dei campi rom che l'Amministrazione porta avanti da 15 anni. In particolare, nel campo di via Chiesa Rossa, come evidenziato nella delibera del dicembre 2024, si è registrato un progressivo aumento delle occupazioni abusive, che ha determinato problematiche connesse alla non adeguatezza degli impianti fognari progettati per un numero inferiore di persone. A questo si aggiunge il fatto che la quasi totalità dei nuclei ha realizzato allacci abusivi alla fornitura elettrica, con evidenti rischi per la sicurezza. Le aree attigue sono anche interessate da ripetuti accumuli di rifiuti – quasi 4mila tonnellate -, con continui sversamenti di materiale potenzialmente nocivo, l'ultimo dei quali bloccato dalla Polizia locale solo qualche giorno fa. Sono state anche ritrovate all'interno del campo auto e moto di provenienza furtiva. Inoltre, si è riscontrata una significativa evasione dell'obbligo scolastico.

Dalle analisi, finora effettuate a campione, è emersa la necessità di bonificare il sottosuolo. Operazione che, per ragioni di sicurezza, rende non opportuna la presenza di persone. La correttezza del procedimento amministrativo è stata riconosciuta anche da due sentenze del Tar e una del Consiglio di Stato che hanno bocciato i ricorsi degli abitanti. Il processo di superamento prevede il supporto dei servizi sociali ai nuclei in cui sono presenti fragilità, al fine di reperire soluzioni abitative alternative per tutti coloro che ne hanno diritto. Un percorso che ha registrato l'adesione della quasi totalità degli abitanti.

La lettera degli assessori del 25 giugno 2026 fa riferimento solo alle bonifiche perché solo di questo ci veniva chiesto in quello specifico momento. Ma successivamente alla delibera del dicembre 2024 c'erano già stati numerosi incontri tra i residenti del campo e i loro rappresentanti con l'amministrazione, durante i quali sono state date risposte attinenti a tutte le motivazioni elencate in delibera e sono state inviate relative verbalizzazioni. E qui torniamo a ribadire che quello delle bonifiche è solo uno dei motivi per la chiusura del campo".

Su ulteriore richiesta, l'Arpa ha ribadito a Fanpage.it:

Sull’area in questione è in corso un’attività di indagine nell’ambito di uno specifico procedimento di bonifica, attivato dal Comune di Milano, finalizzato alla caratterizzazione e alla verifica delle condizioni ambientali del sito. Le risultanze di tale attività consentiranno la predisposizione del progetto di bonifica, che sarà sviluppato in coerenza con gli obiettivi di risanamento individuati e approvati all’esito delle valutazioni svolte nell’ambito di apposita Conferenza dei Servizi. Arpa Lombardia assicura il consueto supporto tecnico-scientifico all’Autorità competente, secondo le tempistiche e le modalità previste dal procedimento e concordate con l’Amministrazione procedente, nonché lo svolgimento delle attività di controllo sulle indagini e sugli interventi che saranno realizzati sul sito.

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