Arci Milano rischia di chiudere per il debito di quasi 400mila euro con il Comune di Sesto
Arci Milano deve al Comune di Sesto San Giovanni circa 380mila euro per le utenze elettriche del Carroponte, lo spazio eventi gestito negli anni passati. L'associazione vuole pagare, ma contesta le condizioni imposte dal Comune, che non ha accolto le proposte avanzate per trovare un accordo. "Abbiamo chiesto una rateizzazione più lunga, ma il Comune ha respinto la proposta", ha spiegato a Fanpage.it l'avvocato Pietro Massarotto, che assiste l'associazione, sottolineando che il mancato accordo potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza di Arci. "La verità è che si tratta di una lite politica: ci vogliono far fuori", ha sostenuto Maso Notarianni, presidente di Arci Milano.
Al centro della controversia ci sono i debiti per le utenze elettriche del Carroponte, lo spazio eventi di Sesto San Giovanni gestito da Arci negli anni passati. La vicenda riguarda i consumi di energia elettrica tra il 2010 e il 2018. A ricostruire a Fanpage.it l'origine della controversia è l'avvocato Massarotto. "All'inizio del 2018 Arci aveva sottoscritto una transazione nella quale si impegnava a utilizzare i consumi registrati in quell'anno come riferimento per calcolare quelli degli anni precedenti", ha continuato l'avvocato. Il problema, secondo il legale, è che "proprio nel 2018 i consumi furono circa il triplo rispetto agli anni precedenti, facendo lievitare notevolmente la somma richiesta".
"A quel punto è cominciata la lite", ha spiegato Massarotto, sottolineando che Arci aveva valide ragioni per contestare gli importi richiesti. Nel frattempo, però, la procedura di riscossione è andata avanti. Comune e ABACO, la società incaricata del recupero crediti, hanno avviato le procedure per riscuotere complessivamente il debito di quasi 400mila euro.
"Avevo chiesto più tempo già anni fa"
A Fanpage.it Notarianni ha raccontato di aver cercato una soluzione fin dall'inizio del suo mandato: "Quando sono diventato presidente sono andato dal sindaco, dicendogli che era nostra intenzione pagare, ma che non ce l'avremmo fatta in soli 24 mesi". Nel frattempo, l'associazione ha tentato anche la strada di un accordo transattivo. Come ha spiegato l'avvocato Massarotto, Arci ha proposto di versare l'intero capitale, oltre a un anticipo di 130mila euro. Il Comune, tuttavia, non ha accettato la proposta e ha dato seguito alla procedura esecutiva.
Il punto, ha insistito Notarianni, non è la volontà di sottrarsi al pagamento, ma la possibilità concreta di sostenerlo. Con l'avvio della procedura esecutiva, Arci ha quindi presentato un'istanza di dilazione facendo riferimento al regolamento comunale delle entrate di Sesto San Giovanni. Il regolamento, secondo la ricostruzione del legale, prevede due possibilità: una rateizzazione fino a 48 mesi e una seconda procedura che consente di chiedere una dilazione più lunga, subordinata alla valutazione discrezionale del Comune. In questo secondo caso, Arci ha proposto di restituire l'intero importo in dieci anni, pagando anche gli interessi moratori. La risposta del Comune, arrivata l'8 ottobre, è stata negativa: secondo gli uffici, non ci sarebbero margini per derogare all'obbligo di garanzia.
La Giunta mai coinvolta e il sospetto di una scelta politica
È proprio qui che si apre il nodo amministrativo della vicenda. Secondo Arci, il regolamento comunale prevedrebbe la possibilità di concedere una dilazione più lunga, attraverso una procedura che richiede una valutazione amministrativa. Secondo Massarotto, però, qualora si decida di non concedere la dilazione, la dirigente dovrebbe sottoporre la questione alla Giunta comunale, chiamata ad adottare la decisione amministrativa finale. Tuttavia, questo passaggio, come il legale ha spiegato a Fanpage.it, non sarebbe mai avvenuto: la dirigente non avrebbe svolto l'istruttoria sulla richiesta di rateizzazione né avrebbe trasmesso la questione alla Giunta che, di conseguenza, non sarebbe stata chiamata a pronunciarsi. È proprio su questa presunta omissione procedurale che si fonda il ricorso al Tar annunciato oggi, giovedì 30 ottobre.
"A questo punto è evidente che si tratti di una scelta politica", ha sottolineato Notarianni. Un sospetto che si inserisce in un clima tutt'altro che disteso tra l'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Di Stefano e alcune realtà associative del territorio. A far discutere, secondo l'associazione, sarebbero anche i toni utilizzati in passato da esponenti della maggioranza che si sarebbero detti soddisfatti di fronte a una potenziale chiusura di Arci. Anche per questo, secondo l'associazione, questi precedenti alimenterebbero il dubbio che la rigidità dell'amministrazione non dipenda soltanto da ragioni contabili, ma soprattutto da valutazioni politiche. Il ricorso, però, non mira a ottenere una rateizzazione favorevole: l'obiettivo dichiarato è "obbligare il Comune a esaminare la richiesta e a motivare la propria decisione".
"Così il Comune rischia di non incassare nulla"
C'è poi un aspetto che, secondo Arci, renderebbe la posizione del Comune persino controproducente. Come ha spiegato il legale a Fanpage.it, l'associazione ha, infatti, altri due creditori privilegiati: l'Agenzia delle Entrate – con cui è già in corso una procedura di rottamazione – e i dipendenti. Il credito del Comune, invece, sarebbe privo di una particolare causa di prelazione. In caso di esecuzione forzata, dunque, il rischio è che altri creditori vengano soddisfatti prima, lasciando all'amministrazione ben poco da recuperare. "Abbiamo avvisato il Comune che se Arci viene fatta andare in liquidazione coatta amministrativa, non prendono niente", ha spiegato l'avvocato. "Prima viene pagata l'Agenzia delle Entrate, poi i lavoratori e a voi non rimane niente". Per questo, Arci presenterà anche un esposto alla Procura regionale della Corte dei conti, chiedendo di verificare eventuali responsabilità per danno erariale.
Così la vicenda solleva una questione che va oltre il debito e le bollette del Carroponte. Perché, come ha ricordato anche il presidente di Arci Milano, applicare le regole non dovrebbe significare rinunciare a valutare soluzioni sostenibili, soprattutto quando permetterebbero di recuperare un credito senza mettere a rischio un'associazione. Soprattutto quando, dall'altra parte, non c'è chi si rifiuta di pagare, ma chi chiede il tempo necessario per farlo. Il punto, ora, è capire se il Comune procederà a un esame formale della richiesta e su quali motivazioni baserà la propria decisione.