Inchiesta urbanistica a Milano, abuso edilizio in via Fauché: pm chiede un anno per il costruttore e il progettista
Un anno di arresto con pena sospesa e 25mila euro di ammenda per il costruttore Luigi D'Ambrosio e il direttore dei lavori e progettista, Marco Colombo, accusati di abuso edilizio. Per Colombo inoltre è stato chiesto un anno di reclusione per il reato di falso. Sono queste – stando a quanto si apprende – le richieste formulate dal pm milanese Paolo Filippini nel processo che vede imputato anche il costruttore Gaetano Risi per il cantiere di via Fauché 9 a Milano, dove al posto di un vecchio laboratorio-deposito è stata realizzata una palazzina residenziale con due piani fuori terra e un piano seminterrato.
Il pubblico ministero nell'ambito di una maxi inchiesta sull'Urbanistica a Milano ha inoltre chiesto la demolizione dell'edificio, già ordinata dal Comune dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, che confermava a sua volta una sentenza del Tar. Secondo l'accusa, Colombo avrebbe reso dichiarazioni non conformi al vero, qualificando l'intervento come una ristrutturazione, mentre si sarebbe trattato di una nuova costruzione, per la quale era necessario un permesso di costruire anziché la Super-Scia utilizzata.
Durante la sua requisitoria Filippini ha richiamato le pronunce del Tar e del Consiglio di Stato, che hanno escluso la legittimità dell'intervento sotto il profilo urbanistico, definendo "abbastanza pacifica" la violazione delle norme sullo sviluppo urbano. Il pm ha contestato inoltre che gli imputati potessero invocare un affidamento incolpevole sul comportamento dei tecnici e degli uffici comunali. Per Risi il pm ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto.
Gli accertamenti, sul caso della palazzina di via Fauché, erano partiti grazie agli abitanti degli stabili che circondano l'area che avevano presentato ricorso al TAR alla partenza dei lavori, ritenendo che l'intervento fosse a tutti gli effetti una nuova costruzione e non una semplice ristrutturazione. Interpretazione confermata il 4 novembre 2025 dal Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso del Comune e ribadito l’illegittimità della costruzione così autorizzata: secondo il parere del massimo organo della giustizia amministrativa, il cantiere di via Fauché avrebbe infatti richiesto un livello più elevato di oneri di urbanizzazione (quindi, in poche parole, di versare tasse più alte nelle casse pubbliche) e di dotazioni di servizi pubblici sull'area.