Inchiesta urbanistica, il caso del grattacielo Torre Milano di via Stresa: “Nessun complotto”
Non ci fu alcun complotto per aggirare le norme urbanistiche, né un accordo illecito tra costruttori, progettisti e funzionari comunali. È questo il punto centrale delle motivazioni della prima sentenza sui procedimenti per l'urbanistica a Milano, relativa alla realizzazione di Torre Milano in via Stresa. La giudice Paola Braggion ha depositato le 119 pagine che spiegano l'assoluzione, decisa il 16 giugno, di tutti gli otto imputati, accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.
Secondo la giudice, non è stato "certamente" dimostrato quanto sostenuto dalla Procura: che i soggetti coinvolti avessero raggiunto un'intesa per ottenere i titoli abilitativi attraverso interpretazioni "di comodo" delle norme o mediante la formazione di atti amministrativi illegittimi. Al contrario, scrive Braggion, è "evidente" che la condotta dei funzionari comunali e dei costruttori non fosse il frutto di un accordo criminoso volto a eludere le regole.
Il nodo della vicenda, secondo il tribunale, è soprattutto interpretativo. Gli imputati avrebbero agito nella convinzione di rispettare il Piano di governo del territorio, la legge regionale, la giurisprudenza amministrativa e i pareri dell'Avvocatura comunale. Un quadro che, per la giudice, ha alimentato una legittima convinzione di conformità alle norme e alle prassi adottate da tempo dal comune di Milano. La sentenza sottolinea, inoltre, che il contrasto interpretativo sulle regole urbanistiche è emerso in modo più netto soltanto dopo il 2023, mentre Torre Milano era stata realizzata prima del 2022. L'incertezza, si legge nelle motivazioni, non riguardava una singola disposizione, ma l'insieme delle norme statali, regionali e comunali che disciplinano il settore. Da qui la conclusione: pur ritenendo sussistenti gli elementi oggettivi degli abusi alla luce delle più recenti interpretazioni dei giudici penali e amministrativi, manca la prova dell'elemento soggettivo del reato, sia sotto il profilo del dolo sia sotto quello della colpa. Non sarebbe quindi dimostrata né la volontà di violare le norme né una condotta negligente.
La decisione riguarda, tra gli altri, l'ex dirigente comunale Giovanni Oggioni e i costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La Procura aveva chiesto otto condanne, con pene fino a due anni e quattro mesi, contestando un'operazione di forte impatto sul territorio e l'asservimento dell'amministrazione agli interessi immobiliari. Intanto, a Milano restano aperti altri procedimenti legati ai diversi filoni dell'inchiesta sull'urbanistica, tra cui quelli relativi a via Fauchè, Park Towers e Bosconavigli.