“Costretti per 3 ore seduti in aereo prima di partire, ci sentivamo sequestrati: per scusarsi 4 euro di vaucher”

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foto d'archivio
La storia di Daniele, costretto a rinunciare al volo da Milano Malpensa a Napoli per i problemi tecnici alla trasmissione dei dati che stanno causando ritardi agli aeroporti lombardi. La sua esperienza l’ha raccontata a Fanpage.it.

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Costretti a rimanere in aeroporto per ore a causa di un guasto alla trasmissione dei dati e con una minaccia – poi smentita – di attacchi hacker e sabotaggi. Anche se sembra l'incipit di un romanzo distopico o il soggetto di un film di Hitchcock è quanto ha vissuto Daniele insieme a suo figlio di 15 anni all'aeroporto di Malpensa, che è stato investito dai ritardi questa mattina, venerdì 16 ottobre.

"Io e mio figlio siamo arrivati alle 4 di questa mattina a Malpensa per andare a Napoli, dovevamo partire alle 5:55". Quel volo, però, non l'avrebbero più preso: all'inizio non sembravano esserci problemi dato che "alle 5:45 tutti erano stati imbarcati. Siamo saliti in aereo, gli assistenti avevano già effettuato i controlli di sicurezza e avevano dato le istruzioni necessarie. Stavamo per decollare". Poi però è intervenuto il comandante del volo: "Ci ha detto che c'era stato un attacco hacker e che avremmo dovuto aspettare l'ok prima di partire". Ha poi aggiunto che "c'erano delle revisioni sui voli ogni 4 minuti, e che quindi si sarebbe trattato di una cosa da nulla".

Tutto quello che aveva detto sarebbe stato smentito poco dopo: l'attacco hacker non c'era, dato che il problema di telecomunicazioni era dovuto a Enav (la società che gestisce i servizi della navigazione aerea in Italia), ma soprattutto il volo "sarebbe rimasto bloccato per tre ore". I passeggeri erano fermi sui loro sedili in attesa che "qualcuno ci dicesse cosa stava succedendo", ma in quelle tre ore non hanno saputo nulla. Lo stato del volo, incerto. Il ritardo, sempre maggiore. Chiusi nell'aereo, senza informazioni e tra le proteste generali le cose stavano andando sempre peggio: "Un passeggero ha chiesto di scendere perché voleva rinunciare al viaggio". Gli è stato concesso, ma non poteva uscire in ogni caso perché "non c'era nessuno pronto a portarlo indietro.

Il personale di terra era impegnato a gestire i disagi che si accumulavano man mano in aeroporto. Erano nel caos. C'è chi si è sentito male, qualcuno soffriva di claustrofobia". Il massimo che sono riusciti a fare è stato "aprire i portelloni dell'aereo". Solo dopo tre ore di stallo "finalmente ci hanno fatto scendere. Il volo era stato riprogrammato alle 22:15. Quando siamo tornati indietro ci hanno anche chiesto di non andare via, perché magari ci sarebbero state delle modifiche al volo. Qualcuno si sentiva sequestrato, in quell'aeroporto". Ma non è tutto. "Per scusarsi, la compagnia ci ha offerto un voucher da 4 euro. Solo una bottiglia d'acqua a Malpensa costa 3,50 euro. Cosa ci faccio?".

Ryanair ha offerto il rimborso del biglietto, "io però ho chiesto anche l'indennità di compensazione, ma non me l'hanno data". I passeggeri in questi casi non hanno nemmeno diritto a un compenso che tenga in conto del "tempo perso, delle condizioni in cui ci hanno lasciato, e del fatto che da quel momento tutti i nostri piani e le organizzazioni sarebbero andate in fumo. «Non è dipeso da noi», ci hanno detto. E così ci hanno liquidato. Il problema era di Enav, e loro «non potevano farci nulla». Era come se non esistessimo, come se non fossimo considerati".

A quel punto, Daniele ha trovato una soluzione alternativa per tornare a Napoli col figlio il prima possibile: "Ho acquistato due biglietti in treno da Milano a Napoli in partenza oggi stesso, alle 13. Ho pagato 200 euro, per quei biglietti. Il prezzo massimo. Il rimborso del volo è di 78 euro. E nemmeno di rimborso si tratta, perché quei soldi vengono accreditati sul profilo Ryanair e sono utilizzabili solo per altri voli con la stessa compagnia". Daniele ha poi concluso a Fanpage.it parlando in quanto diretto testimone delle  tantissime altre persone che, come lui, hanno affrontato "una situazione insostenibile, con viaggi che magari sono saltati o alberghi da pagare. È inaccettabile".

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