18 Luglio 2022
15:48

Perché centomila milanesi rischiano di rimanere senza medico di base

In città sono 60 i posti ancora vacanti. Le zone più carenti sono il Municipio 6 (Giambellino-Barona-Lorenteggio) e il Municipio 9 (Affori-Niguarda-Bovisa). Quelle coperte sono il Centro dentro la cerchia dei Bastioni e il Municipio 3 (Città Studi-Lambrate-Venezia)
A cura di Francesca Del Boca
Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

È ancora emergenza medici di base in Lombardia. A poco servono i tentativi di Regione Lombardia di tamponare l'emorragia, tra i dottori che vanno in pensione e i (pochi) neo laureati che si immettono sul mercato del lavoro: il saldo è sempre negativo. Così anche il secondo bando regionale, pubblicato il 15 giugno, non basta a coprire i posti vacanti.

Il caso di Milano

Nel capoluogo, ad esempio, mancano 60 medici generici. Le zone più carenti sono il Municipio 6 con 13 posti vacanti (Barona Lorenteggio, con i quartieri Porta Genova, Ticinese-Conchetta, San Cristoforo, Barona, Giambellino, Bande Nere, Lorenteggio, Washington) e il Municipio 9 con 11 posti liberi (Comasina, Affori, Porta Nuova, Niguarda, Bovisa, Fulvio Testi).

Coperti solo il Centro dentro la cerchia dei Bastioni e il Municipio 3 (Città Studi, Lambrate, Venezia) con solo un posto vacante.

Così, tenendo conto che ogni medico ha a capo almeno 1.500 assistiti, se i posti vacanti sono 60 significa che circa centomila milanesi rischiano di rimanere senza l'assistenza sanitaria che gli spetta.

Le soluzioni

Il Pirellone già da tempo studia le possibili soluzioni. La prima, quella di alzare il massimale degli assistiti per medico a 2mila, invece che a 1.500 pazienti. Opzione in realtà già prevista da qualche mese, ma finora solo il 6 per cento dei 6mila medici di base lombardi l'ha esercitata: è necessario infatti che sia il medico a farne esplicita richiesta all'Ats di competenza.

Tra gli altri tentativi di risolvere il problema, c'è un accordo con Aler per consentire ai medici che devono aprire uno studio nuovo di ottenere un affitto agevolato. E quella di dare incentivi fino a 6mila euro a chi sceglierà di andare in una sede "disagiata", ovvero una zona priva di medico e messa a bando per tre volte senza che nessuno si candidasse a coprirla.

E ancora aumentare le borse di studio per gli studenti di medicina generale, permettendo ai medici che stanno facendo il corso di formazione (e che oggi possono avviarsi alla professione prendendo in carico solo 650 pazienti) di arrivare fino a mille assistiti ciascuno.

Il "vice-medico"

Tra le varie possibili soluzioni proposte da Regione Lombardia, una in particolare era stata accolta dalle polemiche: quella dei vice-medici, degli infermieri "promossi" a medici di base (e per questo chiamati "super infermieri"), per sostituirlo in sua assenza. Un'idea dell'assessora al Welfare Letizia Moratti: una sorta di "supplente" del dottore, per un tempo limitato e in casi di emergenza. Dichiarazioni che hanno scatenato fortissime opposizioni e polemiche da tantissime associazioni di categoria, di medici e di infermieri.

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