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Lavoratori senza permesso di soggiorno in un’azienda del Milanese: multa per oltre 52mila euro

Un’azienda tessile di Pero, nel Milanese, è stata multata per oltre 52mila euro, deferiti in stato di libertà i titolari per caporalato: sono stati trovati operai senza permesso di soggiorno.
L’azienda tessile
L’azienda tessile

Operai stranieri privi di un regolare permesso di soggiorno e violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. È quanto hanno trovato i carabinieri durante un controllo in un'azienda tessile di Pero, nel Milanese, che è stata sospesa e multata per oltre 52mila euro.

L'ispezione dei carabinieri

Secondo le informazioni disponibili sino a questo momento, l'operazione è stata condotta ieri mattina, giovedì 14 maggio, dai militari della compagnia di Rho insieme al nucleo ispettorato del lavoro di Milano e al personale dell'Ispettorato territoriale del lavoro, con il supporto dell'elicottero dei carabinieri di Orio al Serio.

Gli accertamenti erano finalizzati a verificare eventuali situazioni di sfruttamento lavorativo riconducibili al fenomeno del caporalato. Nel corso delle verifiche sono stati controllati 26 lavoratori, di cui ventitre di origine cinese e tre italiani. Al termine dell'ispezione i titolari dell'azienda, un uomo di 59 anni e una donna di 48, entrambi italiani, sono stati deferiti in stato di libertà per aver impiegato lavoratori senza un regolare permesso di soggiorno e per violazioni legate alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

I controlli avrebbero, inoltre, fatto emergere anche diverse irregolarità in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo motivo, l'attività è stata sospesa con effetto immediato e multata per oltre 52mila euro.

La replica dell'azienda

Dopo la pubblicazione dell'articolo "Lavoratori senza contratto e brandine per dormire in azienda: due denunciati per caporalato a Milano" apparso su Fanpage.it il 15 maggio, l'azienda interessata ha inviato la seguente replica:

"Non corrisponde al vero che la Società, o il suo rappresentante legale (men che meno due persone), siano stati destinatari di denuncia penale per sfruttamento di manodopera clandestina e capolarato, come si lascia intendere nei Vs testi, né che l’attività aziendale sia stata sospesa in ragione di predetti motivi. Al contrario, l’azienda è perfettamente operativa, accertato che i n. 23 lavoratori di origine cinese, cui si fa cenno lasciandone intendere l’irregolarità sul territorio dello Stato e l’assunzione ‘in nero’, sono tutti muniti di permesso e/o carte di soggiorno e correttamente assunti ed inquadrati secondo CCNL tessile, abbigliamento e moda. Destituita di ogni fondamento la notizia che la Società abbia adibito alcuni locali in dotazione come alloggio per le maestranze di origine cinese verificato che i locali in questione non sono mai stati in sua disponibilità essendo di proprietà ed utilizzo di soggetto terzo, oltre che ubicati in altra parte dello stabile locato alla mia cliente, né risulta che il proprio personale vi abbia mai dimorato". 

"Quanto alle asserite sanzioni amministrative comminate per l’importo di 52.000,00 euro, anche in tal caso la notizia è inesatta, occorrendo precisare che alla mia cliente è stata irrogata, ed ha già versato sanando l’irregolarità, la sanzione di 2.100,00 euro in ragione del ritardo nella preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro per n. 2 dipendenti. Unica notizia veritiera pubblicata è quella concernente la contestazione di alcune difformità in materia di sicurezza lavoro, peraltro nel merito insussistenti e che si riserva di impugnare, concernenti alcuni macchinari e la formazione lavorativa secondo il disposto del D.lgs n. 81/2008". 

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