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Olimpiadi Invernali 2026

Nella città delle Olimpiadi si muore di freddo: due morti in una settimana a Milano, almeno 27 nel 2025

Milano si prepara ad accogliere le Olimpiadi, ma in strada si continua a morire di freddo: due morti in una settimana e almeno 27 decessi per ipotermia tra il 2025 e il 2026.
A cura di Giulia Ghirardi
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A Milano si muore di freddo. Dirlo così, senza attenuanti, suona quasi anacronistico. Eppure succede, ancora, nel 2026. L'ultima volta qualche giorno fa, nei pressi della stazione Cadorna, dove un uomo è stato trovato morto dopo una notte trascorsa all'aperto. Prima ancora, il 5 gennaio, è stato rinvenuto il corpo di un 34enne senza fissa dimora in via Impastato, al capolinea della linea M3 di San Donato.

L'ipotesi più accreditata, per entrambi i casi, è decesso per ipotermia. Due morti (le ennesime) che ora interrogano direttamente Milano, città vetrina del progresso, che più di ogni altra ama raccontarsi come simbolo di modernità e innovazione. Perché mentre la città si prepara ad accogliere le Olimpiadi invernali le persone, in strada, continuano a morire di freddo.

Le persone morte a causa del freddo a Milano: i numeri

Questi ultimi decessi non sono un'eccezione, ma l'ennesimo episodio di un fenomeno più ampio, strutturale. I dati diffusi dalla Fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora Ente del Terzo Settore) parlano chiaro: nel 2025 in Italia sono morte oltre 400 persone senza fissa dimora, 414 per l'esattezza.

In questo scenario Milano e Regione Lombardia figurano stabilmente tra i territori più colpiti, non per carenza di risorse, ma per la concentrazione di una popolazione fragile, esposta a condizioni di vita estreme. Sebbene, infatti, Milano abbia un "Piano freddo" attivo e strutture di accoglienza, questo non è sufficiente: nemmeno questa rete è riuscita a salvare il 34enne o gli altri 27 senza fissa dimora morti per strada, in città, tra il 2025 e il 2026. Numeri che, se si amplia lo sguardo a livello regionale, arrivano a registrare ben 79 vittime.

Per questo la Fio.PSD parla di una "strage invisibile" che, però, è anche tristemente in linea con i numeri registrati negli anni precedenti e che, d'altronde, restituisce l'immagine di una tragedia costante, diffusa e, di fatto, ignorata.

Milano 2026: Olimpiadi sì, esclusione anche

Così, mentre Milano insiste a investire sul futuro e sull'immagine internazionale, continua a fallire nella protezione delle fasce più vulnerabili della sua popolazione. Perché in città non si muore soltanto durante le ondate di gelo, ed è forse questo l'aspetto più scomodo da ammettere: si muore tutto l'anno. Nonostante questo, però, il freddo resta indubbiamente il simbolo più crudo di questa esclusione perché è prevedibile: è ciclico, annunciato, stagionale. E se è previsto, dovrebbe quanto meno essere affrontabile.

Milano oggi dispone di un Piano Freddo, di dormitori, servizi sociali e di una rete di associazioni che suppliscono spesso alle carenze pubbliche. Tuttavia, i numeri dimostrano che questo sistema non è sufficiente. Se è vero, infatti, che spesso l’alibi utilizzato è che "i servizi ci sono, ma le persone non ci vanno", è altrettanto vero che Milano fa poco per informarle e ancor meno per costruire percorsi di fiducia e accompagnamento. E così, senza un reale investimento nell'informazione, in prossimità e mediazione, i servizi restano sulla carta: esistono, ma non raggiungono chi ne avrebbe bisogno. Per questo, non basta aprire posti letto temporanei se una parte delle persone resta fuori. Non basta l'emergenza stagionale se il problema è strutturale. Continuare a parlare di "emergenza" significa, in fondo, accettare implicitamente che la situazione sia inevitabile, anziché affrontarla come una questione di diritti, di politiche abitative, e di presa in carico reale: storie di esclusione sociale che la nostra città continua a ignorare, impegnata a dare valore alle cose invece che alle persone.

Qui sta il nodo politico e morale della questione. Milano corre veloce, ma lascia indietro chi non riesce a tenere il passo. La narrazione della città globale e competitiva convive con una realtà che racconta tutt’altro: una metropoli incapace di garantire il minimo indispensabile come un riparo, un letto, o una fonte di calore, a tutti i suoi abitanti.

Però non si tratta più solo di contraddizioni, ma di responsabilità. Morire di freddo nel 2026, nella città delle Olimpiadi, non è una disgrazia imprevedibile. È il risultato di scelte, o meglio, di scelte mancate. Ed è il prezzo pagato da chi, sempre più spesso, diventa invisibile in una città che guarda avanti senza voltarsi a guardare chi resta indietro. E finché queste morti continueranno a essere considerate un effetto collaterale accettabile, Milano potrà anche brillare agli occhi del mondo, ma rimarrà opaca sul piano dell'umanità. Milano 2026: Olimpiadi sì, esclusione anche.

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Giornalista dal 2022. Attualmente redattrice per l'area di Milano di Fanpage.it. Scrivo di cronaca nera e giudiziaria, mi occupo di attualità e di tutto ciò che riguarda i diritti umani e i temi sociali all'interno della società. In passato, ho collaborato con diverse realtà giornalistiche, per le quali ho realizzato approfondimenti e reportage di stampo sociale come inviata sul campo.
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