Franco Mussida (LaPresse)
in foto: Franco Mussida (LaPresse)

"Vogliamo fare in modo che il sé emotivo di questi ragazzi cominci piano piano a mostrarsi chiaro, e lo facciamo tramite l'utilizzo di musica priva di liriche, cosicché le melodie possano ispirargli immagini o altre forme d'arte". Questo il mantra di Franco Mussida, musicista della Premiata Forneria Marconi (PFM), nel descrivere "Swimmer", il nuovo progetto musicale, promosso insieme alla onlus Suonisonori e alla dirigente Cosima Buccoliero, nel carcere minorile Beccaria di Milano. Fanpage.it lo ha raggiunto telefonicamente per approfondire l'idea del progetto.

Franco, come nasce l'idea?

È una costola di un progetto portato avanti dal 2013 al 2016, "CO2", nel quale utilizzavamo audioteche divise per stati d'animo prevalenti per musica solo strumentale pensata per gli ascoltatori che vivono il carcere. L'ascolto delle melodie doveva essere momento di ristoro interiore e di silenzio, un'occasione per lavorare senza l'uso delle parole e della voce, perché la musica modifica lo stato d'animo delle persone.

Perché proprio il carcere minorile Beccaria?

Swimmer consente ai ragazzi di cominciare a valutare che l'energia emotiva è quella che orienta la loro vita di relazione e il loro reagire al mondo. Rendersi consapevoli che hanno un mondo interiore e vivo di cui hanno responsabilità. Attraverso la musica riescono a far emergere queste propensioni emotive ciascuno per il suo carattere così da rendere disponibile questo lavoro che la musica fa. Permette ai detenuti di vivere una sensazione del loro sé emotivo molto più evidente e consapevole.

La sua frequentazione delle carceri è ben radicata nel tempo. 

Sì, la prima esperienza risale al 1988. Non entro nelle galere per maturare crediti con il Padre Eterno ma per vivere insieme ai detenuti determinate cose. Dal motore emotivo parte la loro vita e bisogna cominciare dai ragazzi. Per me entrare al Beccaria con la dirigente Buccoliero, Suonisonori e Cpm è importante perché vogliamo fare in modo che il sé emotivo di questi ragazzi cominci piano piano a mostrarsi chiaro.

A 30 anni di distanza dalla prima esperienza, cosa le direbbe il suo "Amico fragile" Faber, sempre attento ai diritti degli emarginati?

Una volta Fabrizio mi disse una cosa che mi riempì d'affetto: "Franco, sei l'unico vero comunista che ho conosciuto nella mia vita". Non appresi subito il significato della sua frase, anche perché avevo sì una educazione cattocomunista, essendo cresciuto in una famiglia che votava Pc nonostante trascorressi le mie giornate all'oratorio, e seppur non mi riconoscevo in quell'ideologia, ci riflettei molto. Arrivai dunque a capire che De André, nel vedere la mia attenzione per le cose in modo del tutto naturale, mi disse così non guardando al senso politico ma umano, di condivisione e di rispetto verso l'altro. Se oggi fosse ancora noi, Faber mi chiederebbe di organizzare al più presto un incontro con i ragazzi detenuti.

Fabrizio De André con Franco Mussida (Foto Fb: Angelo Airaghi)
in foto: Fabrizio De André con Franco Mussida (Foto Fb: Angelo Airaghi)

Cosa le piacerebbe per il futuro?

Avere sempre persone che reagiscono con meno istintività agli stimoli della vita e del mercato. Noi viviamo nella società dell'immagine e poi vediamo che invece la comunicazione dell'emozione arriva dal suono. Ci stiamo perdendo il senso della libertà dei ragazzi sempre meno portati ad assimilare prodotti sonori e sempre più a produrli. Così possono ritrovare la loro vera libertà.

Cosa le ha insegnato il carcere in questo trentennio?

A non giudicare nessuno, è tempo perso ed è inutile.