"Non mi sembra una novità che quando è successo quello che è successo non ci fosse un piano pandemico da attuare e ora tutti gli errori commessi sono sotto gli occhi di tutti". Così il presidente dell'Ordine dei medici di Bergamo Guido Marinoni a Fanpage.it nel commentare la scoperta di un dossier su un piano pandemico dell'allora Asl di Bergamo nel 2006. "Non c'è mai stato un piano, né prima né dopo la pandemia", continua Marinoni mentre spiega che "nemmeno questo dell'Asl sarebbe stato attuabile".

Perché, presidente?

Perché era dimenticato in un cassetto. Un piano pandemico deve essere aggiornato, cosa che questo non era, e organizzato per essere attuato. Se c'è scritto che bisogna stoccare i dispositivi di protezione individuale, ma negli anni non vengono stoccati, è inutile. Anche se l'avessimo avuto in mano il 21 febbraio, non era stato fatto nulla per rendere concrete le linee guida stilate. Nel 2006 si può scrivere quello che si vuole, ma se non si organizza concretamente quanto suggerito, non valgono niente le pagine del documento.

Se invece avessimo avuto un piano per contrastare la pandemia, cosa avremmo evitato nel concreto?

Se ci fosse stato un piano pandemico ci saremmo fatti trovare più pronti e non ci sarebbe stato quel crollo del territorio, a partire dalla mancata protezione del personale sanitario. Il problema è che non c'era un piano prima e non ce ne è stato uno dopo.

E se ora arrivasse una nuova ondata saremmo preparati? 

Abbiamo ancora dei problemi importanti di tipo organizzativo da risolvere.

Ad esempio?

Ad esempio il tracciamento. C'è stato lo stress test, mini, con il rientro dalle vacanze e si è gestito tutto con difficoltà. Qui si è dovuti ricorrere all'aiuto del Gruppo San Donato per far fronte ai problemi. Inoltre, è vero che il numero dei tamponi è aumentato ma non siamo ancora alla quantità che servirebbe. Ciò significa che con l'arrivo dell'inverno, dovesse aumentare di molto il numero di chi accusa sintomi influenzali, potremmo trovarci in seria difficoltà.

E per quanto riguarda il territorio?

A Bergamo, per effetto dei pensionamenti, il numero dei medici di famiglia è calato al posto di aumentare. Le cure primarie non si sono rinforzate, si sono indebolite: se ne sono già andati in 50 e si pensa che entro fine anno ne vadano altri 50, su un totale di 600.

Quindi arriviamo ancora del tutto impreparati?

Il punto di forza è che sappiamo come è la malattia. Ciò significa che sappiamo come mettere in campo una struttura adeguata, ma dal punto di vista organizzativo non è cambiato molto. Non sarei del tutto tranquillo rispetto alle problematiche che arriveranno in autunno.

Quali problematiche?

Il problema dei vaccini anti-influenzali. Da quest'anno la platea è più ampia e partiranno dagli over 60 e non più over 65. Gli spazi però sono gli stessi e con il distanziamento sociale non possono essere riempiti come prima. Ciò significa che ci sarà un ritardo nei tempi di realizzazione. Se avessero iniziato a farli a partire da fine agosto o inizio settembre la situazione sarebbe stata maggiormente favorevole, in previsione.

È corretto dire che anche in questa occasione, nonostante tutto, non ci sia stata un'organizzazione generale in previdenza di quanto ancora può succedere?

Sarebbe ingiusto metterla così. Tutti si stanno muovendo per organizzare al meglio le cose: il problema è che tutti hanno capito cosa fare ma non l'hanno ancora fatto. Siamo ancora nel guado.