"Qua non c'è volontà fraudolenta, ci può essere qualche errore ma non c'è volontà fraudolenta". Così Jacopo Pensa, avvocato del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato a Fanpage.it l'inchiesta sul cosiddetto "caso camici" che vede indagato per frode in pubbliche forniture il presidente leghista della Regione, che lunedì in Consiglio regionale si è difeso, lasciando però molti in sospeso dubbi. Il caso ruota attorno a un ordine da 513mila euro che l'azienda del cognato del governatore, la Dama Spa di Andrea Dini (ieri oggetto di perquisizioni) ha fatturato ad Aria, la centrale acquisti della Regione, per 75mila camici e altro materiale sanitario. Un ordine che, mentre della vicenda si interessava la trasmissione d'inchiesta Report, si è poi cercato di trasformare in donazione. La procura sta cercando di chiarire il ruolo avuto dal governatore leghista nella vicenda, in particolare un suo tentativo di bonifico da 250mila euro al cognato, a mo' di parziale risarcimento per l'ordine sfumato, fatto partire da un conto in Svizzera alimentato da capitali (l'eredità di famiglia) che prima si trovavano alle Bahamas e poi sono stati fatti rientrare nel 2015 mediante lo "scudo fiscale".

Avvocato Pensa, cosa può dire finora rispetto alle indagini che vedono coinvolto il governatore Attilio Fontana?

Siamo di fronte a una condotta che secondo me non ha rilevanza penale. È più un problema di opportunità, di immagine. Io poi molte cose le ho apprese in corso d'opera, per esempio questa storia del bonifico: tutte le complicazioni, le segnalazioni della Banca d'Italia le ho apprese alcuni giorni fa. Il problema della fornitura dei camici è diventato quasi, e sottolineo quasi secondario rispetto a questo problema dello scudo fiscale di cui stiamo parlando in questi ultimi giorni. Quindi con i pubblici ministeri abbiamo capito che dobbiamo prenderci un attimo di riflessione su questo punto e ci rivedremo a settembre.

Fino ad allora quindi il governatore non verrà sentito.

No, faremo delle riflessioni. Secondo me l'aspetto penale viene travolto dagli aspetti mediatici e diciamo così “impressionistici”. Il reato non lo vedo: prima si era detto che aveva partecipato alla contrattazione, ma quello poi viene escluso perché lui non sapeva che il cognato avesse fatto una specie di accordo, un negozio giuridico oneroso. Poi si è detto che è intervenuto nella trattativa, nella decisione di trasformarli in donazione, ma anche quello non sembra che corrisponda a un reato. Poi c'è il problema della fornitura, completa o non completa. Insomma sono aspetti tecnici, molto specifici, che rasentano forse illeciti amministrativi.

Negli scorsi giorni lei ha detto che il problema della fornitura dei camici riguarda essenzialmente la Dama Spa e la Regione, attraverso Aria.

Sì, ed è questo che ha determinato l'imbarazzo per cui Fontana si è sentito in dovere di ripristinare in qualche modo questo mancato introito. Avrà pensato mio cognato non solo non ha vantaggi, perché Fontana certamente non favorisce i suoi famigliari, però addirittura che ne abbia un danno…

Però non si sa ancora ancora se questa donazione sia effettivamente avvenuta.

Guardi, il termine donazione lo uso malvolentieri, perché è usato con un'accezione irridente. Dicono: “Altro che donazione: ti sei visto alle corde e l'hai trasformato in donazione”. In realtà era una rinuncia a essere retribuito.

Con una nota di credito?

Mah, poi l'hanno fatto forse in maniera tecnicamente sbagliata, non so cosa hanno combinato, perché dicevano che bisognava accettarla con le formalità della donazione rilevante, per cui ci voleva un'accettazione, dei testimoni… Ma sono tutti aspetti tecnici che col reato hanno poco a che vedere, secondo me. Questi reati implicano la volontà fraudolenta: qua non c'è volontà fraudolenta, ci può essere qualche errore ma non c'è volontà fraudolenta.

Come lei diceva prima, in questi giorni poi è emersa la questione dei capitali detenuti da Fontana in Svizzera.

Di illegale non c'è niente, ha seguito la legge.

Lo scudo fiscale del 2015.

Poi magari il bonifico poteva farlo con un altro conto e questo è un altro discorso. Però legalmente quei soldi appartengono a lui, perché è un'eredità di famiglia.

Ma che lei sappia, dopo tutte queste polemiche il governatore ha intenzione di cambiare qualcosa rispetto a questi soldi in Svizzera? Intende portarli in Italia?

Ma sono già trasferiti, sono già emersi. La voluntary disclosure implicava due strade: o tu li lasciavi lì e li denunciavi, o li portavi qui materialmente.

Il governatore ha però scelto la prima…

È una via che hanno scelto molti per comodità, per non stare a fare spostamenti. Una regola molto battuta.