Indagini sul cantiere del consolato Usa a Milano, fermato un altro uomo: “È il caporale operativo”

Una seconda persona è stata fermata con l'accusa di caporalato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano sullo sfruttamento di operai indiani a lavoro nel cantiere per il nuovo Consolato statunitense a Milano. L'opera è stata realizzata da Caddell Construction in piazzale Accursio. In queste ore, il pubblico ministero Paolo Storari ha disposto il fermo di Aji Appukuttan. Si tratta di un uomo di 51 anni, cittadino indiano, che sarebbe stato identificato dagli operai come "il cane da guardia" della multinazionale, come "caporale operativo" e intermediario del sistema di sfruttamento. Sarebbe stato pronto a scappare con un pullman. Per questo motivo, la Procura ha richiesto il fermo – convalidato dal giudice per le indagini preliminari – contestando il pericolo di fuga.
Il pm Storari ha disposto per la divisione italiana del colosso americano il controllo giudiziario d'urgenza per caporalato perché avrebbe sfruttato gli operai "approfittando del loro stato di bisogno". Al momento è indagato con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il responsabile Ulas Demir, che è stato fermato domenica 31 maggio all'aeroporto Orio al Serio mentre cercava di lasciare l'Italia.
Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, il 51enne Appukuttan avrebbe imposto ai manovali di aprire un conto corrente in Italia. Lo avrebbe fatto chiedendo loro di firmare pratiche in una lingua che loro non conoscevano. Attraverso questa procedura, sarebbero stati prelevati automaticamente 500 euro al mese che sarebbero stati sottratti alla busta paga per pagare l'alloggio nei Residence le Groane e Residence Ripamonti, che venivano utilizzati dalle persone arrivate in Italia. Avrebbe inoltre chiesto di pagare 350 euro mensili in contanti per il pagamento di pranzo e cena da consumare in cantiere. "Ho dovuto firmare altri fogli di cui non ho capito il contenuto, ma sono stato costretto a firmarli", ha raccontato un operaio.
Il 51enne avrebbe inoltre minacce di licenziamento e rimpatrio in India chi disattendeva qualsiasi pretesa o richiesta. Minacce che sarebbero state perpetrate anche nei confronti di chi, dopo essersi infortunato, chiedeva di assentarsi per riposare. "Mi sono infortunato in cantiere. Ho chiesto di andare in ospedale. ma mi hanno detto che non si va. Mi hanno dato una medicina e mi hanno detto che ero lì per lavorare e non per lamentarmi", ha raccontato un altro operaio. Nelle carte elaborate prima del fermo del 51enne, che Fanpage.it ha potuto visionare, era emerso come l'obiettivo era evitare che le strutture sanitarie italiane potessero venire a conoscenza delle condizioni lavorative applicate all'interno del cantiere. "Mi sono infortunato, avevo bruciore alla schiena. A. mi ha detto in ospedale non si va", ha riferito un altro manovale.
Il 51enne avrebbe inoltre tentato di depistare l'inchiesta inviando messaggi agli operai in cui intimava di non parlare e di non dire quanto accadeva in cantiere.
"Ho dovuto pagare la cifra di 5mila euro per venire in Italia che ho consegnato in contanti (…) per raggiungere tale somma ho dovuto sia vendere dell'oro di mia moglie, sia richiedere un prestito a amici e parenti", ha detto un altro operaio. Molti altri hanno raccontato di maltrattamenti, violenze verbali e fisiche con spintoni e aggressioni.