Imprigionato dal Terzo Reich, gli eredi risarciti con 100mila euro: “Pagherà l’Italia, ma umiliato dalla Germania”

La Corte d'Appello di Milano ha condannato l'Italia a pagare un risarcimento da 100mila euro per un soldato italiano che è stato deportato dalla Germania nazista a Flossenburg in Baviera. L'uomo era tra i seicentomila italiani che, dopo l'8 settembre 1943, sono stati deportati tra Austria, Germania ed Europa orientale perché avevano deciso di rifiutarsi di combattere a fianco della Germania di Adolf Hitler o della Repubblica sociale italiana di Benito Mussolini. Come riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, la famiglia del militare deportato aveva fatto causa e, se il verdetto dovesse essere confermato anche dinanzi alla Corte di Cassazione, riceverà un risarcimento.
La causa era stata portata avanti dalla vedova dell'uomo davanti al tribunale di Lodi. La donna è poi scomparsa e al suo posto hanno proseguito la figlia e la nipote. I giudici della Corte d'Appello hanno condannato sia l'Italia a pagare i danni subiti che la Germania dal punto di vista morale. Dopo il primo grado, il ministero dell'Economia italiano ha fatto appello ad alcune criticità. In primis, ha sempre puntato a escludere la legittimazione passiva della Germania.
Nella causa civile, inoltre, ha sostenuto che nella Convenzione dell'Aja è stabilito che i prigionieri di guerra in potere del governo nemico possono essere internati in un luogo qualsiasi e essere impiegati com lavoratori. Di conseguenza, il fatto che i militari venissero fatti prigionieri e trasferiti in dei campi "di per sé non appare integrare una violazione della Convenzione tantomeno un "crimine di guerra o altro "crimine contro l'umanità". In buona sostanza, per il Tesoro quanto accaduto ai militari italiani prigionieri non può essere considerato un crimine di guerra o contro l'umanità.
Han inoltre lamentato che il danno risarcibile fosse eccessivo perché il fondo ristoro non prevederebbe una cifra sufficiente a far fronte a tutte le condanne risarcitorie.
I giudici di secondo grado hanno però respinto l'eccezione che esclude la legittimazione passiva della Germania. Hanno condannato lo stato tedesco a risarcire i danni patiti dal soldato "in conseguenza delle condotte illecite poste in essere dalle forze armate del Terzo Reich". Per la Germania non è stato riconosciuto un danno patrimoniale, ma fa riferimento alla sofferenza, angoscia e umiliazione causati al militare che sono stati provocati dalla continua negazione della libertà personale e della dignità umana.
Il danno dovrà essere pagato dall'Italia e ammonta a 172,50 euro al giorno per un totale di 104.707 euro. I soldi saranno recuperati dal fondo ristori, istituito nel 2022 dal ministero dell'Economia per salvaguardare sotto il profilo diplomatico gli accordi sull'immunità della Germania. Per i giudici il fatto che nel fondo ristori non vi sia abbastanza per risarcire i soldati, non è una giustificazione da considerare per ridurre il danno risarcibile.